Milano, 22 gennaio 2026 – Le Borse europee hanno chiuso in rialzo, spinte dal dietrofront di Donald Trump sulla Groenlandia e dalla tregua temporanea sui dazi contro i paesi europei. A fare da traino sono state soprattutto Francoforte e Londra, entrambe in crescita dell’1,1%, seguite da Parigi a +1%. A Milano, il Ftse Mib ha messo a segno un +0,74%, con alcuni titoli in evidenza per volumi e performance.
Trump frena su dazi e Groenlandia: mercati in ripresa
La giornata è iniziata con una notizia che ha subito cambiato l’umore degli operatori: nelle prime ore del mattino, Trump ha ridimensionato le sue posizioni sia sui dazi verso l’Europa sia sulla questione della Groenlandia. Un passo indietro che, secondo molti analisti a Piazza Affari, “ha tolto pressione ai mercati”, favorendo acquisti diffusi sui principali indici europei. “Il clima resta incerto, ma oggi si è respirata un po’ di fiducia”, ha commentato un gestore di una grande banca milanese.
Milano: Mediolanum, Tim e Stm spingono il rialzo
A Milano la seduta ha visto alcune blue chip in evidenza. In particolare, Banca Mediolanum ha chiuso a +2,2%, seguita da Tim (+1,98%) e da Stm (+1,9%). Quest’ultima, insieme ad altri gruppi del settore semiconduttori come Asml ad Amsterdam (+2,2%), ha beneficiato delle parole del fondatore e ceo di Nvidia, Jensen Huang, a Davos. “L’intelligenza artificiale avrà un impatto sempre più forte sull’economia globale”, ha detto Huang durante un panel mattutino. Parole che hanno dato slancio all’intero comparto tecnologico europeo.
Difesa in calo: pesa la tregua sulla Groenlandia
Non tutti i settori hanno però approfittato del clima più disteso. I titoli della difesa, come Fincantieri (-2,9%) e Leonardo (-2,1%), hanno subito vendite consistenti. Il motivo? L’allontanarsi di scenari di conflitto legati alla Groenlandia ha tolto appeal al settore difensivo. Su Leonardo pesa anche un problema industriale: secondo una lettera inviata dai sindacati britannici al premier Keir Starmer, la fabbrica di elicotteri del gruppo in Regno Unito rischia la chiusura se non arrivano in tempo i fondi per un nuovo contratto. “Senza un accordo entro marzo, la produzione si fermerà”, si legge nella missiva.
Fuori dal paniere principale: Ferretti brilla
Tra i titoli fuori dal paniere principale spicca Ferretti, che ha guadagnato il 2,46%. Il motivo? L’azionista cinese ha annunciato che non aderirà all’offerta della ceca Kkcg Maritime. Una mossa che ha tranquillizzato il mercato sulla stabilità dell’azionariato e sulle prospettive del gruppo nautico.
Aspettando i dati Usa: euro in lieve ripresa
Gli operatori restano in attesa dei dati macro dagli Stati Uniti, in particolare del Pce, l’indicatore dei prezzi al consumo che la Federal Reserve usa per decidere sui tassi. In questo scenario il dollaro ha rallentato la sua corsa: nel pomeriggio l’euro veniva scambiato a 1,169 dollari. “Il mercato guarda con attenzione alle prossime mosse della Fed”, ha spiegato un trader di una banca d’investimento londinese.
Prospettive e prudenza
La giornata si è chiusa con un clima di fiducia, ma anche con la consapevolezza che le tensioni geopolitiche e commerciali restano sullo sfondo. Gli investitori aspettano ora nuovi segnali dagli Stati Uniti e dagli incontri internazionali in programma nei prossimi giorni. “Il quadro resta fragile”, ha ammesso un analista milanese poco dopo le 17. “Ma almeno oggi le Borse hanno tirato un sospiro di sollievo”.
