Renzi sconfitto: una lezione costosa da 225 mila euro di spese legali

Renzi sconfitto: una lezione costosa da 225 mila euro di spese legali

Renzi sconfitto: una lezione costosa da 225 mila euro di spese legali

Matteo Rigamonti

Gennaio 22, 2026

Firenze, 22 gennaio 2026 – Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio e senatore, ha perso in appello la causa per diffamazione contro il Fatto Quotidiano. La sentenza, depositata due giorni fa dalla quarta sezione civile della Corte d’appello di Firenze, lo costringe a pagare in totale 225.674,42 euro tra spese legali, restituzione e interessi. Così si chiude, almeno per ora, una lunga battaglia legale tra il leader di Italia Viva e il giornale diretto da Marco Travaglio.

Risarcimento da mezzo milione, giudici dicono no

Renzi aveva chiesto un risarcimento di 500 mila euro per danni morali, esistenziali, patrimoniali e non patrimoniali. La sua accusa era di una vera e propria “diffamazione progressiva” portata avanti dal Fatto Quotidiano con circa 700 editoriali e 600 rubriche della serie “Ma mi faccia il piacere”. In questi scritti, secondo Renzi, veniva ripetutamente insultato con soprannomi come “Bullo”, “Cazzaro”, “Ducetto”, “mollusco”, “disperato”, “caso umano”, “mitomane”, “Stalker” e “Cozza”.

Ma la Corte d’appello, formata dalle giudici Carla Santese, Giulia Conte e Ada Raffaella Mazzarelli, ha respinto tutte le richieste. Per i magistrati, quegli articoli rientravano nella critica politica, anche se “feroce e dissacratoria”. Hanno sottolineato che quegli insulti erano parte del dibattito pubblico nato con la fondazione di Italia Viva, il partito di Renzi nato nel 2019.

Satira tagliente, ma legittima

Nella sentenza si spiega che la linea editoriale del Fatto Quotidiano è una valutazione soggettiva dell’autore. Il giornale vedeva nel nuovo partito di Renzi una contraddizione rispetto alla promessa di rinnovamento. Da qui l’uso di metafore forti come “cozza” o “mollusco”, che indicano organismi che assorbono sostanze tossiche nell’ecosistema. Un’immagine dura, certo, ma secondo la Corte non oltrepassa i limiti della satira e della critica politica.

A difendere il Fatto Quotidiano sono stati gli avvocati Caterina Malavenda e Gianluca Poli, che hanno sottolineato come la satira anche pungente sia legittima quando rivolta a un personaggio pubblico. “Sono espressioni forti ma inserite nel contesto del dibattito politico”, ha detto Malavenda al termine dell’udienza.

Quanto dovrà pagare Renzi

Il conto finale per Renzi è chiaro: deve restituire al Fatto Quotidiano 98.021,65 euro, più 5.564,41 euro di interessi legali. A questi si aggiungono le spese legali della controparte, pari a 122.088,36 euro. In tutto, quindi, oltre 225 mila euro.

Una cifra che Renzi in passato aveva già preso con ironia. Nel febbraio 2019, durante un’intervista, aveva scherzato: “Con le cause civili contro Travaglio conto di pagare tre o quattro rate del mutuo. La chiamerò villa Travaglio. Anzi no, porta un po’ sfiga”. Oggi però quel commento suona decisamente più amaro.

Satira, politica e libertà di stampa: il nodo della vicenda

Questo caso riapre il dibattito sui confini della satira politica e sulla tutela della reputazione dei personaggi pubblici. Per la Corte di Firenze, la critica – anche se dura – fa parte del confronto democratico. E la giurisprudenza spesso dà priorità alla libertà di espressione quando coinvolge figure pubbliche.

Renzi non ha rilasciato commenti dopo la sentenza. Dal suo entourage si parla solo di “amarezza per una decisione che non tiene conto dell’accanimento mediatico subito”. Il Fatto Quotidiano, invece, accoglie la pronuncia con soddisfazione: “È una vittoria della libertà di stampa”, ha detto una fonte vicina alla redazione.

Cosa succede adesso?

Non è ancora chiaro se Renzi farà ricorso in Cassazione. Intanto, stamattina alle 11:30, quando la sentenza è stata notificata a Firenze, nei corridoi del tribunale si respirava un clima di attesa per le prossime mosse dell’ex premier. Una vicenda che dura da oltre quattro anni e che lascia il segno nel rapporto già complicato tra politica e informazione in Italia.

Per ora, la giustizia ha dato ragione al Fatto Quotidiano. E Renzi dovrà mettersi in tasca il conto da pagare.