Serebrennikov: riflessioni sul nostro tempo tra passato e presente

Serebrennikov: riflessioni sul nostro tempo tra passato e presente

Serebrennikov: riflessioni sul nostro tempo tra passato e presente

Giada Liguori

Gennaio 22, 2026

Trieste, 22 gennaio 2026 – Kirill Serebrennikov, regista russo noto per le sue critiche al potere, ha lanciato un allarme forte sulla memoria storica e sulla tendenza a ripetere gli stessi errori. Lo ha fatto al termine della sua masterclass al Trieste Film Festival, davanti a un pubblico attento. Nel suo intervento, ha messo in dubbio la capacità dell’umanità di imparare dalle tragedie passate, evocando il nome di Josef Mengele e le atrocità del nazismo per riflettere sulle derive di oggi.

Quando la memoria non insegna: passato e presente a confronto

L’umanità è idiota: solo chi è davvero stupido non impara dai propri errori e li ripete”, ha detto Serebrennikov, con voce calma ma parole che pesano. Il regista, che negli ultimi anni ha affrontato nei suoi lavori i temi della repressione e della violenza di Stato, ha ricordato come spesso i grandi crimini vengano compiuti “nel rispetto della legge”, sollevando le persone da ogni responsabilità morale. “Mengele e i nazisti hanno fatto crimini seguendo la legge: in Germania per legge gli ebrei dovevano portare la stella, per legge è stata organizzata la soluzione finale”, ha spiegato.

Per Serebrennikov, questa dinamica non è roba di un passato lontano. “In Iran oggi si impiccano per legge persone del movimento LGBTQIA+; in Russia chiamano ‘agenti stranieri’ molti, un’etichetta che somiglia molto alla stella per gli ebrei”, ha detto, tracciando un filo diretto tra le persecuzioni di ieri e le discriminazioni di oggi. “Anche Mengele lavorava per il suo Paese, rispettando la legge. Ed è proprio questo il vero orrore”.

Un presente inquietante: repressione e responsabilità

Il regista non ha evitato di parlare della situazione in Russia. “Si sentono ancora voci che dicono che si può fare come prima”, ha detto, alludendo alle nostalgie staliniane. Ha citato anche il rischio nucleare: “Sono stato al museo di Hiroshima e mi chiedo come sia possibile che si dicano certe cose… eppure succede”. Per lui, “chi pensa che la guerra possa risolvere questioni di confini o politica è fuori di testa. Solo un pazzo può credere che la forza basti, negando il diritto internazionale”.

Sul tema della responsabilità collettiva, Serebrennikov ammette di non avere risposte semplici. Ma su quella personale è chiaro: “Ognuno deve rispondere delle proprie azioni”. Ha ricordato come nei primi mesi della guerra in Ucraina molti russi siano stati considerati colpevoli solo perché avevano un passaporto russo. “Molti miei amici erano contro la guerra, eppure sono finiti in carcere o hanno dovuto scappare dal Paese. Questo è un po’ come un’altra faccia del nazismo”, ha confidato.

Il fascino inquietante del male in Russia

Un altro punto che ha toccato riguarda l’attrazione che certe figure criminali esercitano sul pubblico. “A volte chi commette crimini terribili diventa una figura affascinante: cattivi, ma interessanti”, ha osservato. “Non ci interessa la vita degli scienziati o degli scrittori, ma quella di questi personaggi. Forse c’è qualcosa che non va in noi”.

Serebrennikov, che si definisce “non grato” nel suo Paese, ha denunciato la situazione dei prigionieri politici in Russia: “Oggi ci sono più prigionieri politici che ai tempi di Stalin, condannati a pene lunghe per un post o una battuta”. Ha raccontato di come lui e altri cerchino di restare in contatto con i detenuti per far sentire loro vicinanza e sostegno.

Nuovi progetti e uno sguardo al futuro

Nonostante le difficoltà – Serebrennikov vive lontano dalla Russia da tempo – il lavoro va avanti. Ha annunciato che è in fase di montaggio il suo nuovo film, “Aprés”, il primo girato in francese con attori francesi. Un progetto diverso dai precedenti, che mostra la voglia di guardare avanti senza dimenticare le ferite del passato.

In una Trieste fredda ma attenta, le parole di Serebrennikov hanno lasciato il segno. Un invito chiaro a non abbassare la guardia davanti ai ritorni dell’odio e della repressione, anche quando si presentano con nuove forme o altre lingue.