Trump contro JPMorgan: la causa da 5 miliardi che scuote il mondo della finanza

Trump contro JPMorgan: la causa da 5 miliardi che scuote il mondo della finanza

Trump contro JPMorgan: la causa da 5 miliardi che scuote il mondo della finanza

Matteo Rigamonti

Gennaio 22, 2026

Miami, 22 gennaio 2026 – Donald Trump ha fatto causa a JPMorgan Chase e al suo amministratore delegato, Jamie Dimon, chiedendo un risarcimento di almeno 5 miliardi di dollari. L’ex presidente degli Stati Uniti accusa la banca di avergli negato i servizi bancari per motivi politici. Un’accusa che riaccende lo scontro tra finanza e politica in America. La denuncia, depositata lunedì mattina al tribunale federale di Miami, punta il dito contro la banca e il suo vertice per presunta diffamazione commerciale e violazione del patto implicito di buona fede.

Trump accusa JPMorgan di discriminazione politica

Nei documenti presentati, Trump sostiene che JPMorgan ha interrotto i rapporti con le sue società per ragioni politiche, non per motivi economici reali. I suoi avvocati dicono che la banca ha agito “per danneggiare la reputazione e gli affari” dell’ex presidente, proprio mentre la sua figura resta al centro del dibattito pubblico americano. “Non è solo una questione di soldi, ma un attacco alla libertà di impresa”, ha dichiarato l’avvocato John Eastman all’uscita del tribunale poco dopo le 10 del mattino.

La richiesta di risarcimento e le accuse formali

La cifra chiesta – almeno 5 miliardi di dollari – si basa sui danni economici e d’immagine subiti dalle società legate a Trump. Nella denuncia si legge che la banca ha agito in modo “arbitrario e discriminatorio”, violando la buona fede che dovrebbe guidare i rapporti tra banche e clienti. Oltre ai danni materiali, Trump parla di una “campagna diffamatoria” contro di lui, con effetti anche sulla sua attività politica. “È una questione di principio”, ha detto un portavoce di Trump, “non lasceremo che le grandi banche decidano chi può avere voce nella vita pubblica”.

JPMorgan tace, ma respinge le accuse

JPMorgan Chase non ha rilasciato commenti ufficiali subito dopo la notifica della causa. Fonti interne, riportate dal Wall Street Journal, hanno però definito le accuse di Trump “infondate”. Jamie Dimon, alla guida della banca dal 2005, ha evitato di rispondere ai giornalisti fuori dalla sede di New York. Alcuni analisti avvertono che la vicenda potrebbe influenzare anche altri istituti che negli ultimi anni hanno rivisto i rapporti con clienti politici.

Finanza e politica, uno scontro sempre più acceso

Il caso arriva in un momento delicato per la politica americana. Trump, candidato per le presidenziali del 2028, è da tempo al centro di polemiche per i suoi rapporti con il mondo bancario. Negli ultimi anni, banche come Deutsche Bank e Signature Bank avevano già tagliato o ridotto i legami con le sue aziende, soprattutto dopo gli eventi del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill. “È una tendenza preoccupante”, commenta il professore di diritto commerciale della Columbia University, Mark Feldman. “Il rischio è che le banche si trasformino in giudici della vita pubblica”.

Cosa rischiano Trump e la banca

Questa causa potrebbe aprire un nuovo fronte legale tra grandi gruppi finanziari e personaggi pubblici. Gli esperti sentiti dalla CNBC spiegano che sarà decisivo dimostrare che la banca ha agito per motivi politici e non semplicemente per valutazioni di rischio. “Non sarà una strada facile”, dice l’avvocato newyorkese Lisa Grant, “ma il caso potrebbe fare scuola”. Intanto i mercati tengono d’occhio la situazione: martedì mattina il titolo JPMorgan ha perso un po’ di terreno a Wall Street.

Una battaglia lunga e incerta

La giustizia americana prenderà tempo. La prima udienza preliminare è fissata per aprile al tribunale di Miami. Trump ha già detto che vuole andare avanti “fino in fondo”. Dal quartier generale della banca, invece, regna il silenzio. Nei prossimi mesi si capirà se questa vicenda resterà chiusa nei tribunali o se cambierà i rapporti tra finanza e politica negli Stati Uniti.