Milano, 23 gennaio 2026 – L’industria europea dei pannelli in legno e dell’arredo lancia l’allarme. La nuova normativa europea sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), entrata in vigore il 1° gennaio 2026, rischia di far schizzare i costi di produzione e mettere in crisi l’intera filiera del mobile. L’appello arriva da Assopannelli (FederlegnoArredo) e dalla European Panel Federation (Epf), riunite oggi nella sede milanese di FederlegnoArredo. Le associazioni chiedono di sospendere subito l’applicazione del Cbam sull’urea industriale, materia prima fondamentale per colle, resine e pannelli.
Cbam sull’urea: prezzi alle stelle e costi in aumento
Secondo Assopannelli, l’introduzione del Cbam sull’urea farà salire i costi di produzione dei pannelli in legno tra il 10 e il 12% nei prossimi quattro anni. La ragione è semplice: dal prossimo gennaio ogni tonnellata di urea importata dovrà pagare un extra tra i 40 e i 60 euro. Una spesa che, moltiplicata per le quantità necessarie, rischia di pesare come un macigno sui bilanci delle aziende. “La produzione europea di urea copre appena il 20% del fabbisogno industriale”, spiega Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli. “Le importazioni non sono una scelta, ma una necessità strutturale”.
Competitività sotto tiro: il rischio di svantaggio per l’Europa
Il timore più grande è la perdita di competitività dei prodotti europei rispetto ai mobili finiti provenienti da fuori Ue. “Il Cbam si applica alle materie prime e ai semilavorati, ma non ai prodotti finiti”, avverte Fantoni. “Così si rischia di favorire l’ingresso sul mercato europeo di mobili realizzati all’estero che, pur contenendo urea, non pagano alcun costo aggiuntivo”. Un paradosso che, secondo gli operatori, potrebbe colpire duramente chi ha investito in processi produttivi più sostenibili. Oggi, più del 60% dei pannelli prodotti in Europa utilizza legno riciclato.
La richiesta chiara: stop al Cbam sull’urea industriale
“Abbiamo chiesto alla Commissione europea di escludere l’urea a uso industriale dal Cbam già a novembre”, ricorda Matti Rantanen, direttore della Epf. “La proposta è stata respinta. Ora chiediamo una sospensione, vista la pressione che questa misura mette sul mercato interno e sulle filiere a valle”. La decisione della Commissione europea di sospendere i dazi sui fertilizzanti, annunciata il 14 gennaio, non basta. “L’urea importata dalle nostre aziende arriva soprattutto da Paesi già esenti. Serve un intervento specifico”, sottolinea Rantanen.
Un settore che rischia di perdere l’equilibrio tra sostenibilità e concorrenza
I pannelli in legno sono il cuore della filiera, il ponte tra chi coltiva il legno e chi produce mobili. “Trasformiamo la materia prima in semilavorati”, spiega Fantoni. “Il rischio è che una norma pensata per evitare il ‘carbon leakage’ – cioè lo spostamento delle emissioni fuori dall’Ue – finisca per fare il contrario”. “È un paradosso”, aggiunge il presidente di Assopannelli, “che una misura pensata per difendere la produzione europea possa invece favorire la concorrenza straniera”.
Verso l’assemblea Epf di Milano: pressing sulle istituzioni
L’incontro di oggi anticipa l’assemblea annuale della European Panel Federation, che si terrà a Milano dal 10 al 12 giugno, su invito di FederlegnoArredo. Un’occasione per rafforzare il dialogo con le istituzioni europee e portare all’attenzione pubblica gli effetti concreti del Cbam. “Continueremo a lavorare insieme per difendere la competitività del settore”, assicura Rantanen.
Nel frattempo, le aziende seguono con attenzione le mosse di Bruxelles. “Apprezziamo gli sforzi del Governo per il settore agricolo”, conclude Fantoni, “ma chiediamo che le politiche europee tengano conto delle esigenze specifiche dell’industria del pannello”. Sul tavolo resta la richiesta di una sospensione mirata del Cbam sull’urea industriale: una partita aperta che coinvolge migliaia di imprese e lavoratori in tutta la filiera del mobile europeo.
