New York, 23 gennaio 2026 – Le azioni americane hanno subito deflussi per quasi 17 miliardi di dollari nella settimana chiusa mercoledì 21 settembre. A pesare è stato il clima di tensione generato dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump sulla Groenlandia e la minaccia di nuovi dazi contro l’Unione Europea. I dati, diffusi da Bank of America con rilevazioni di Epfr Global, raccontano una fase di incertezza che ha scosso i mercati finanziari americani e non solo.
Deflussi record dai fondi azionari USA
Tra il 14 e il 21 settembre, secondo Epfr Global, gli investitori hanno ritirato quasi 17 miliardi di dollari dai fondi azionari americani. Un segnale chiaro, spiegano gli analisti di Bank of America, di una crescente preoccupazione legata alla volatilità politica e commerciale negli Stati Uniti. “La retorica su Groenlandia e dazi ha fatto salire la percezione del rischio”, ha detto un gestore sentito da Bloomberg. In quei giorni, Trump ha rilanciato l’idea di comprare la Groenlandia e minacciato nuovi dazi sui prodotti europei, facendo salire la tensione tra gli operatori.
Europa e Giappone si confermano rifugi
Mentre Wall Street arrancava, i fondi azionari europei hanno segnato la miglior raccolta in quasi sei settimane. I dati di Epfr mostrano come gli investitori abbiano spostato capitali verso l’Europa, percepita come un mercato meno esposto alle turbolenze politiche americane. Ancora più evidente la corsa verso il Giappone: i fondi azionari nipponici hanno toccato il livello di raccolta più alto da ottobre scorso. “Gli investitori cercano mercati più stabili”, spiega un analista di Londra.
Il dollaro resta sotto pressione
Non solo azioni: anche il dollaro ha faticato a riprendersi nella stessa settimana, mostrando segni di debolezza dopo le dichiarazioni della Casa Bianca. Gli operatori valutari sottolineano come l’incertezza sulle mosse commerciali e le tensioni con l’Unione Europea abbiano pesato sulla moneta americana. “L’imprevedibilità delle scelte Usa pesa anche sul mercato valutario”, conferma un trader di New York. Nonostante ciò, l’indice S&P 500 ha recuperato parte delle perdite verso fine settimana, segno che la volatilità resta alta ma non senza qualche rimbalzo tecnico.
Mercati in stand-by e reazioni a caldo
Nelle sale operative di Manhattan, la settimana è stata vissuta con cautela. “Abbiamo visto movimenti rapidi, soprattutto nei settori legati alle esportazioni”, racconta un gestore che lavora tra Wall Street e Londra. Molti operatori confermano che le parole di Trump hanno avuto un impatto immediato sui volumi e sulla direzione dei flussi. Solo dopo un leggero calo del tono su Groenlandia e dazi, i mercati hanno iniziato a stabilizzarsi.
Incertezza e sguardo al futuro
Per Bank of America la situazione resta delicata: “Gli investitori seguono con attenzione ogni dichiarazione della Casa Bianca”, si legge nell’ultimo report. La sensazione è che la volatilità non mollerà facilmente, soprattutto se dovessero spuntare nuove tensioni commerciali o geopolitiche. Per ora, il dato più chiaro è quello dei deflussi: quasi 17 miliardi di dollari in sette giorni, una cifra che racconta bene il clima di incertezza che pesa sui mercati finanziari internazionali.
