Milano, 23 gennaio 2026 – Il sistema imprenditoriale italiano chiude il 2025 con un bilancio positivo: 56.599 nuove imprese nate, un aumento dello 0,96% rispetto all’anno prima. I dati, diffusi oggi da Unioncamere e InfoCamere nel rapporto Movimprese, raccontano un’Italia che continua a muoversi. La crescita supera quella del 2024 (+0,62%) e del 2023 (+0,70%), confermando un rafforzamento della base produttiva nazionale.
Il saldo positivo spinto da meno chiusure
Dietro questo risultato c’è soprattutto una novità: mentre le nuove iscrizioni restano stabili, con 323.533 imprese aperte nel 2025 (praticamente come nel 2024), cala in modo netto il numero di chiusure. Le cessazioni sono scese a 266.934, con un calo del 6,7% rispetto all’anno precedente. Un segnale chiaro della resistenza delle aziende italiane. A fine dicembre, il totale delle imprese registrate in Italia supera quota 5,8 milioni.
Andrea Prete, presidente di Unioncamere, commenta: “La forte riduzione delle chiusure nel 2025 dimostra la capacità di tenuta del nostro sistema produttivo”. Un dato che va letto anche alla luce dei cambiamenti strutturali in corso.
Crescita nei servizi, calo per agricoltura e manifattura
Il rapporto Movimprese mette in luce come a spingere la crescita sia soprattutto il settore dei servizi. In testa ci sono le attività finanziarie e assicurative, con un balzo del +5,89%. Dietro, la fornitura di energia elettrica, gas e vapore cresce del +5,16%. Questi settori, sempre più centrali per lo sviluppo e l’innovazione, stanno guadagnando terreno nel panorama imprenditoriale italiano.
Invece, continuano a calare i settori tradizionali. L’agricoltura perde oltre 8.000 imprese (-1,17%), il commercio segna un meno 9.840 unità (-0,72%) e anche la manifattura si contrae dello 0,80% (quasi 4.000 imprese in meno). “I dati confermano il progressivo ridimensionamento di alcuni settori storici”, spiega ancora Prete.
Edilizia in ripresa, divari regionali evidenti
Tra i settori tradizionali, fa eccezione l’edilizia, che si mantiene solida con un saldo positivo di 9.306 imprese (+1,12%). Il merito è anche agli incentivi per la riqualificazione energetica e agli investimenti pubblici nelle infrastrutture. Secondo Unioncamere, la tenuta dell’edilizia è fondamentale per la stabilità del lavoro in molte zone del Paese.
Sul fronte geografico, il quadro è variegato. Il Nord-Est e alcune province del Centro registrano le crescite più forti. Il Mezzogiorno, invece, resta in difficoltà, soprattutto nei settori agricolo e manifatturiero, frenando la ripresa.
Giovani imprenditori e innovazione: segnali da tenere d’occhio
Un altro dato interessante riguarda la composizione delle nuove imprese. Cresce il numero di realtà guidate da under 35 e da donne, soprattutto nei servizi digitali e nelle attività professionali. “Le nuove generazioni portano innovazione e flessibilità”, sottolinea Prete, “ma serve continuare a puntare su formazione e accesso al credito”.
In sintesi, anche se la crescita resta contenuta, il saldo positivo del 2025 dà un segnale di speranza per il futuro dell’economia italiana. La sfida adesso è consolidare questo trend e accompagnare la transizione verso settori con più valore, senza dimenticare i comparti tradizionali, ancora molto importanti per il Paese.
