Gas italiano in calo: l’indice scende a 44,84 euro a megawattora

Gas italiano in calo: l'indice scende a 44,84 euro a megawattora

Gas italiano in calo: l'indice scende a 44,84 euro a megawattora

Giada Liguori

Gennaio 23, 2026

Milano, 23 gennaio 2026 – Il prezzo del gas naturale in Italia segna oggi una leggera discesa. L’indice Igi (Italian Gas Index) si ferma a 44,84 euro a megawattora, secondo i dati diffusi nelle prime ore dal Gestore dei mercati energetici (Gme). È un piccolo passo indietro rispetto ai 45,12 euro a MWh di ieri, ma conferma la fase di relativa calma che il mercato italiano del gas sta vivendo in questo inizio d’anno.

Prezzi in calo, ma il mercato resta stabile

L’indice Igi è il punto di riferimento per il prezzo all’ingrosso del gas in Italia, calcolato ogni giorno dal Gme. La discesa di 0,28 euro a MWh rispetto a ieri arriva in un momento in cui anche il mercato europeo mostra oscillazioni contenute. Gli esperti spiegano che la domanda resta bassa, favorita da un inverno meno rigido del previsto e da scorte abbondanti nei principali hub continentali.

“Il mercato italiano segue lo stesso trend che vediamo in Germania e nei Paesi Bassi”, commenta un analista di una società di trading energetico contattato da alanews.it. “Non ci sono segnali di tensione immediata, anche se la volatilità va sempre tenuta d’occhio”.

Clima mite e scorte piene frenano i prezzi

Dietro la leggera flessione dell’indice Igi ci sono soprattutto due fattori: il clima più caldo del solito e le scorte di gas ancora ben piene. Dati di Gas Infrastructure Europe mostrano che le riserve italiane superano l’80% della capacità totale, un livello che mette al sicuro per il periodo. “Le temperature sopra la media stanno tagliando la domanda di gas per il riscaldamento”, spiega un portavoce del Gme. “Questo aiuta a tenere i prezzi sotto controllo”.

In più, la regolarità delle forniture dai principali paesi esportatori — Russia esclusa, dopo le tensioni degli ultimi anni — ha evitato picchi improvvisi. I flussi costanti dai terminali di gas naturale liquefatto (GNL) di Livorno e Rovigo e quelli via pipeline dall’Algeria hanno garantito un buon equilibrio tra domanda e offerta.

Famiglie e imprese, un po’ di respiro in vista

Per famiglie e imprese energivore, il calo odierno porta una buona notizia, anche se i benefici concreti si vedranno solo nei prossimi mesi. Le tariffe al dettaglio vengono aggiornate periodicamente dall’Autorità per l’energia (Arera) seguendo l’andamento all’ingrosso. “Se la tendenza si conferma, potremmo vedere bollette più leggere nel secondo trimestre”, dice un funzionario Arera.

Ma l’invito alla cautela arriva dalle associazioni dei consumatori. “I prezzi restano comunque più alti rispetto ai tempi pre-crisi”, ricorda Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori. “Bisogna stare attenti alle evoluzioni internazionali, che possono influire sui costi finali”.

Attenzione alle incognite del futuro

Lo sguardo degli operatori è già rivolto ai prossimi mesi. Le previsioni indicano un possibile ritorno del freddo a febbraio, con conseguente aumento della domanda e dei prezzi. Inoltre, restano sotto osservazione le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e Nord Africa, regioni fondamentali per l’approvvigionamento italiano.

Il Gme continuerà a pubblicare ogni giorno l’indice Igi, uno strumento chiaro per seguire il mercato. “La trasparenza è fondamentale in questa fase”, afferma Andrea Perrotta, presidente del Gestore dei mercati energetici. “Solo così si può garantire efficienza e competitività”.

In sintesi, la giornata del 23 gennaio si chiude con un segnale di stabilità: indice Igi a 44,84 euro/MWh, domanda sotto controllo e nessun allarme all’orizzonte. Ma gli occhi restano puntati sulle prossime settimane, tra clima incerto e fattori internazionali da monitorare con attenzione.