Milano, 23 gennaio 2026 – Il prezzo del petrolio torna a salire sui mercati internazionali. Stamattina, alle prime contrattazioni, il WTI con consegna a marzo è scambiato a 59,97 dollari al barile, con un aumento dell’1,03%. Anche il Brent, sempre con consegna a marzo, segna un rialzo dell’1,01%, attestandosi a 64,71 dollari al barile. Un rialzo che riaccende l’attenzione di operatori e analisti sulle dinamiche delle materie prime energetiche, in un momento ancora incerto per la geopolitica e la domanda globale.
Tensioni geopolitiche e domanda asiatica spingono i prezzi
Gli esperti di Piazza Affari spiegano che questo aumento nasce da una combinazione di fattori. Da un lato, le nuove tensioni nel Golfo Persico, soprattutto tra Iran e Arabia Saudita, hanno riacceso i timori di possibili interruzioni nelle forniture. Dall’altro, la domanda di petrolio dall’Asia, in particolare dalla Cina, sembra riprendere dopo settimane di rallentamento. “Il mercato si muove sulle aspettative di una crescita della domanda nel primo trimestre”, racconta un trader di una banca d’affari milanese, che preferisce non farsi riconoscere. “Ma ci sono ancora molte incognite sulle scorte e sulle decisioni dell’OPEC+”.
Mercati in fermento, occhi puntati sulle scorte americane
La giornata è partita con volumi sostenuti sia a New York che a Londra. Gli investitori aspettano con attenzione i dati sulle scorte negli Stati Uniti, attesi per il pomeriggio. L’Energy Information Administration prevede un calo di circa 2 milioni di barili nell’ultima settimana. Se confermato, questo dato potrebbe dare ulteriore spinta al rialzo. “Il mercato è molto sensibile alle notizie sulle scorte”, spiega Marco Bellini, analista di Nomisma Energia. “Anche una piccola variazione può scatenare movimenti bruschi”.
Prezzi in salita alla pompa, consumatori in ansia
L’aumento del prezzo del petrolio si fa sentire già alla pompa. In alcune stazioni di Milano, stamattina la benzina verde ha superato 1,89 euro al litro. Un automobilista in viale Monza scuote la testa: “Ogni volta che il petrolio sale, qui si sente subito. Eppure gli stipendi non aumentano”. Le associazioni dei consumatori chiedono interventi per fermare i rincari. Il Ministero dello Sviluppo Economico, da parte sua, osserva la situazione “con la massima attenzione”, secondo fonti interne.
Produttori cauti, l’OPEC+ si prepara a decidere
Sul fronte dell’offerta, i grandi produttori mantengono la prudenza. L’OPEC+, che riunisce i paesi dell’OPEC e alcuni alleati come la Russia, si incontrerà a Vienna il 5 febbraio per valutare possibili modifiche alla produzione. Secondo indiscrezioni di Reuters, l’Arabia Saudita preferirebbe mantenere i tagli attuali fino a primavera. “Non ci sono condizioni per aumentare la produzione”, avrebbe detto un delegato saudita. Mosca, invece, spinge per una revisione delle quote: teme che prezzi troppo alti possano rallentare la ripresa economica globale.
Scenario internazionale ancora incerto
Intanto, gli analisti tengono d’occhio gli sviluppi nel mondo. La situazione in Medio Oriente resta tesa: nelle ultime ore si sono diffuse voci su possibili attacchi a infrastrutture petrolifere in Iraq, ma al momento non ci sono conferme ufficiali. Negli Stati Uniti, dove la produzione di shale oil resta alta, potrebbero arrivare nuovi segnali a influenzare l’equilibrio tra domanda e offerta.
In breve, il rialzo di oggi sui prezzi del petrolio nasce da un mix di elementi strutturali e momentanei. Ora tutti aspettano i dati sulle scorte americane e le mosse dell’OPEC+, consapevoli che ogni notizia può cambiare rapidamente lo scenario. Per i consumatori italiani, intanto, il rischio è chiaro: ogni variazione sui mercati internazionali si traduce quasi sempre in un colpo al portafoglio.
