La prevenzione attiva: come le aziende possono proteggere la salute dei lavoratori con i DPI

La prevenzione attiva: come le aziende possono proteggere la salute dei lavoratori con i DPI

La prevenzione attiva: come le aziende possono proteggere la salute dei lavoratori con i DPI

Matteo Rigamonti

Gennaio 23, 2026

Milano, 23 gennaio 2026 – La sicurezza sul lavoro non è più solo una voce da spuntare nei registri. Per le aziende italiane, garantire la salute dei dipendenti è diventata una vera e propria priorità, soprattutto in un mondo produttivo che cambia in fretta e non lascia spazio a errori. Non si parla più soltanto di rispettare le regole, ma di creare una cultura della prevenzione che coinvolga tutti, dai vertici fino alla base. Al cuore di questo cambiamento ci sono i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), che negli ultimi anni sono stati protagonisti di un salto in avanti, sia per tecnologia che per normativa.

DPI: da obbligo a strumento chiave per la sicurezza

Negli stabilimenti di Sesto San Giovanni, come in quelli di Torino o Napoli, caschi, guanti, mascherine e imbracature non sono più roba da mettere in fretta per evitare sanzioni. “Oggi il DPI nasce da un’analisi dei rischi fatta davvero sul serio”, dice Marco Ferri, responsabile della sicurezza in una media azienda della Lombardia. La legge italiana, che segue le direttive europee, impone che ogni dispositivo venga scelto in base ai pericoli concreti, quelli che non si possono eliminare con altre soluzioni. Solo dopo questa valutazione si passa alla distribuzione ai lavoratori.

Il datore di lavoro deve tenere sempre aggiornato il documento di valutazione dei rischi e controllare che i DPI siano adatti, comodi e rispondano alle condizioni reali. Non basta fornire i dispositivi: “Se il DPI non calza bene o non viene usato come si deve, tutta la prevenzione va a vuoto”, ammette Ferri.

Il rischio guida la scelta dei DPI

La legge divide i DPI in tre gruppi, a seconda del pericolo da cui devono proteggere. Ci sono quelli per rischi leggeri, come guanti contro graffi o abrasioni, e quelli per pericoli gravi, come le imbracature anticaduta. Sbagliare la scelta può costare caro, anche la vita, come ricorda Chiara Bianchi, consulente per la sicurezza.

Per questo le aziende si affidano a esperti come il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, che incrocia dati sul posto di lavoro con le caratteristiche tecniche dei dispositivi. Solo così si può essere certi che ogni DPI faccia davvero il suo dovere.

Marcatura CE: garanzia di qualità e sicurezza

In un mercato pieno di prodotti falsi o non a norma, la certificazione CE è un passaporto indispensabile. Questo marchio assicura che il dispositivo rispetta le regole europee. Per i DPI più complessi, la conformità viene verificata da enti indipendenti, attraverso test rigorosi. “Prendere dispositivi senza certificazione è come giocare con la sicurezza”, spiega un tecnico di Pegaso Anticaduta, azienda leader nel settore.

Le aziende devono chiedere tutta la documentazione – dalla dichiarazione di conformità al manuale d’uso in italiano – e scartare forniture sospette o troppo economiche. La sicurezza non si può barattare con il risparmio.

Formazione e manutenzione: la sicurezza non è un punto d’arrivo

Non basta avere il miglior DPI se chi lo usa non sa come farlo bene. La formazione è fondamentale. “Non basta dire come si mette un casco, bisogna far capire perché è importante”, racconta un formatore durante un corso in un cantiere a Milano. I corsi devono essere mirati, con prove pratiche per ogni lavoro.

Anche la manutenzione conta. Ogni DPI ha una “vita” limitata, che si riduce se il dispositivo si rovina o non viene conservato bene. Le aziende devono tenere registri, fare controlli regolari e cambiare subito i DPI difettosi, soprattutto quelli più delicati come le imbracature anticaduta.

Lavoratori in prima linea e la rivoluzione degli Smart DPI

La sicurezza non si impone dall’alto, ma si costruisce con chi lavora ogni giorno. I lavoratori devono controllare i propri DPI prima di usarli e segnalare problemi senza paura di ritorsioni. “Dire che c’è un problema non è lamentarsi, ma dare una mano”, ricorda un operaio durante un incontro in azienda.

Intanto, la tecnologia avanza con gli Smart DPI: caschi con sensori che segnalano colpi, giubbotti che tengono d’occhio i battiti, scarpe che avvisano se qualcuno cade. Questi strumenti inviano dati in tempo reale e possono salvare vite. L’Internet of Things apre nuove possibilità, ma anche nuove sfide su privacy e gestione dei dati.

Prevenire conviene: meno infortuni, più efficienza

I numeri parlano chiaro: chi investe in sicurezza ha meno infortuni e malattie, e risparmia anche sul lungo periodo. Un posto di lavoro sicuro aumenta la motivazione e il senso di appartenenza. La prevenzione non è più solo un obbligo, ma un valore che fa crescere l’azienda.

Insomma, gestire i Dispositivi di Protezione Individuale non è solo una questione di burocrazia. Serve attenzione costante, formazione continua e apertura alle novità. Solo così si possono creare ambienti di lavoro dove salute e dignità non sono parole vuote, ma realtà concrete.