Milano, 23 gennaio 2026 – Le aziende europee si trovano davanti a una sfida decisiva: restare competitive nel mondo che cambia grazie all’intelligenza artificiale. A spingere questa trasformazione sono soprattutto le grandi imprese, mentre le piccole e medie imprese (PMI) arrancano. A dirlo è Mauro Macchi, Ceo per Europa, Medio Oriente e Africa di Accenture, intervenuto al Forum economico mondiale. Il suo monito è chiaro: serve una strategia comune tra i Paesi europei per evitare che la frammentazione freni l’adozione delle nuove tecnologie.
Europa, investimenti in crescita ma con il freno della divisione
Una recente ricerca di Accenture rivela che l’85% delle aziende europee ha intenzione di mettere più soldi nell’intelligenza artificiale nel 2026. Quasi l’80% punta a crescere, non solo a migliorare la produttività. “Gli investimenti in IA quest’anno supereranno quelli del 2025”, spiega Macchi, sottolineando come l’attenzione sia passata dal taglio dei costi alla costruzione di processi più efficaci. Però, il tessuto economico europeo è fatto soprattutto di PMI e startup che, nonostante una crescita negli ultimi due anni, fanno fatica a raggiungere dimensioni tali da competere a livello globale.
Macchi insiste: “Non si può più ragionare in termini nazionali. Serve un modello federato, con consorzi e filiere che lavorino insieme”. Porta l’esempio di realtà come Airbus e il Cern di Ginevra, nate grazie alla collaborazione tra più Paesi. Solo così, secondo lui, si può evitare di disperdere risorse e far emergere veri campioni europei.
Piccole eccellenze locali, grande sfida europea
Un esempio concreto è Mistral, startup francese che sviluppa modelli di IA. “Se cresce un player come Mistral, bisogna mettere in piedi protocolli di collaborazione, non una gara tra pochi Paesi”, avverte Macchi. Il rischio è sprecare energie e perdere terreno rispetto ai giganti mondiali. In Europa ci sono aziende forti a tutti i livelli tecnologici – dall’infrastruttura al cloud, dai data center alle applicazioni IA – ma manca ancora un vero sistema che le unisca.
Per l’Italia, il messaggio è netto: “Bisogna far crescere le eccellenze italiane nell’intelligenza artificiale, ma sempre dentro una cornice europea”. I settori su cui puntare sono quelli in cui il continente è già forte: robotica, meccatronica, neuroscienze, farmaceutica, aerospazio, rinnovabili e fashion. Solo così il Made in Italy potrà ritagliarsi uno spazio in un mercato sempre più integrato.
Capitale e competenze, la sfida delle PMI
L’accesso ai soldi resta un nodo cruciale. Sviluppare l’IA richiede investimenti ingenti, dall’energia ai data center, e spesso le PMI non hanno la velocità necessaria per muoversi. “Gli ingredienti ci sono: risparmi, talenti dei migliori atenei e centri di ricerca europei”, dice Macchi, “ma la frammentazione frena tutto”. Serve quindi spingere per aggregare le imprese e facilitare l’accesso ai fondi giusti.
Un esempio concreto arriva dalla difesa: il programma europeo Gcap – Global Combat Air Programme ha già messo in campo alleanze tra i principali operatori del continente. Un modello da imitare anche in altri settori strategici.
Sovranità digitale e sicurezza: la priorità che cresce
In un mondo sempre più complesso, cresce l’attenzione alla sovranità digitale e alla sicurezza informatica. Secondo Accenture, il 60% delle aziende – soprattutto quelle soggette a regole severe – investirà di più in questi ambiti nei prossimi anni. L’arrivo dell’IA rende più vulnerabili ai cyber-attacchi, spingendo a nuove difese e strategie condivise.
Al momento, solo un terzo delle aziende europee riesce a ottenere vantaggi concreti dall’intelligenza artificiale. Però, molti progetti stanno passando dalla fase di prova a quella operativa, soprattutto nell’industria, nella distribuzione e nei servizi finanziari. “Serve una strategia cloud ben fatta, architetture dati solide e sicurezza informatica”, avverte Macchi. Senza queste basi, i benefici dell’IA rischiano di restare un miraggio.
Innovazione e decisioni rapide: il tempo non aspetta
Dietro tutto questo c’è un nodo culturale. “Non dobbiamo lasciare che lo scetticismo rallenti il cambiamento”, conclude Macchi. In un mercato dove il tempo è un fattore decisivo, ritardare le scelte significa perdere terreno. E oggi, per l’Europa, il tempo è più prezioso che mai.
