New York, 23 gennaio 2026 – Il prezzo del petrolio ha chiuso ieri in calo sul mercato di New York, perdendo l’1,26% e fermandosi a 59,36 dollari al barile. Dietro questa flessione, spiegano gli operatori, ci sono le incertezze sulla domanda globale e le tensioni geopolitiche che continuano a influenzare i mercati energetici.
Petrolio in calo: domanda debole e tensioni nel mondo
Negli ultimi giorni, diversi analisti avevano già segnalato un rallentamento nella domanda di greggio, soprattutto in Asia e negli Stati Uniti. “Le scorte americane sono salite più del previsto”, ha commentato ieri sera John Evans, trader della PVM Oil Associates di Londra. Secondo i dati dell’Energy Information Administration, le riserve negli Stati Uniti sono aumentate di circa 3,2 milioni di barili nell’ultima settimana, superando le aspettative.
A pesare sul prezzo, anche le tensioni in Medio Oriente. Gli ultimi scontri verbali tra Iran e Arabia Saudita, con accuse e minacce reciproche, hanno aumentato la volatilità, ma non sono bastati a sostenere i prezzi. “Il mercato sembra aver già fatto i conti con il rischio geopolitico”, ha confidato un operatore a Wall Street poco prima della chiusura.
Mercati in fibrillazione, investitori cauti
Il calo del petrolio a New York si inserisce in un clima di generale prudenza tra gli investitori. Wall Street ha aperto in rosso, spinta al ribasso soprattutto dai titoli energetici. ExxonMobil e Chevron hanno perso rispettivamente lo 0,8% e l’1,1%. “C’è molta cautela”, ha ammesso un gestore di fondi a New York, “perché la situazione resta incerta sia sul fronte economico sia su quello delle forniture”.
Anche in Europa il Brent – il punto di riferimento internazionale – ha seguito la stessa tendenza, chiudendo a 62,10 dollari al barile (-1,1%). A Londra sottolineano come la debolezza della domanda cinese continui a pesare sulle prospettive del settore.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Le ultime stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia dicono che la domanda globale di petrolio resterà più o meno stabile nei primi mesi del 2026. Ma le incognite sono ancora molte, legate a come andrà l’economia mondiale e alle mosse dell’OPEC+. Il prossimo incontro dell’organizzazione è fissato per il 5 febbraio a Vienna, e molti guardano a quel vertice per capire se arriveranno tagli alla produzione.
“Se l’OPEC ridurrà la produzione, i prezzi potrebbero risalire”, ha spiegato ieri un analista di Goldman Sachs. Al contrario, se si manterranno i livelli attuali, il mercato potrebbe restare sotto pressione.
I riflessi per consumatori e economia reale
Il calo del petrolio potrebbe tradursi, nelle prossime settimane, in un leggero calo dei prezzi alla pompa. In Italia, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ieri la benzina si è fermata a 1,82 euro al litro, mentre il gasolio è sceso a 1,74 euro. “È ancora presto per parlare di una svolta”, ha detto un rappresentante dei gestori di stazioni di servizio di Roma, “ma qualche segnale positivo comincia a vedersi”.
Resta da vedere se questa discesa durerà o se è solo una pausa in un mercato che negli ultimi mesi è stato molto altalenante. Chi guida, soprattutto nelle grandi città come Milano e Roma, osserva con attenzione i prezzi, sperando che il calo del greggio possa alleggerire almeno un po’ il costo della mobilità quotidiana.
Un mercato sempre sul filo
Insomma, la chiusura negativa del petrolio a New York racconta un mercato ancora fragile e soggetto a cambiamenti rapidi. Gli operatori restano in allerta: “Il mercato è nervoso”, ha ammesso un broker della Fifth Avenue. Solo le prossime settimane diranno se questa tendenza al ribasso continuerà o se nuove tensioni internazionali faranno risalire i prezzi. Per adesso, la parola d’ordine è una sola: prudenza.
