Roma, 23 gennaio 2026 – Il Tar del Lazio ha dato ragione a Cgil e Uil, accogliendo il loro ricorso contro la precettazione imposta dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in occasione dello sciopero generale del 17 novembre 2023. I giudici hanno dichiarato illegittima la decisione di limitare a quattro ore la protesta nei servizi pubblici e privati. La sentenza, depositata oggi, evidenzia che il provvedimento ministeriale è stato preso senza la necessaria segnalazione preventiva della Commissione di Garanzia Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali.
Tar del Lazio: il decreto di precettazione senza basi
Nel dettaglio, il Tar del Lazio ha spiegato che il decreto di precettazione non era “congruamente motivato” e mancava il “fondamentale presupposto” che giustifica un provvedimento simile: la segnalazione ufficiale della Commissione di Garanzia. In pratica, il ministero guidato da Matteo Salvini aveva deciso di ridurre la durata dello sciopero senza aspettare la richiesta formale dell’organo che controlla il rispetto delle regole nei servizi pubblici essenziali. Per i giudici, questa mancanza ha reso nullo l’atto.
La sentenza arriva dopo mesi di tensioni e ricorsi. Il 17 novembre 2023 migliaia di lavoratori avevano aderito allo sciopero promosso dai maggiori sindacati contro le politiche economiche e sociali del governo. Poche ore prima della protesta, la precettazione aveva tagliato la mobilitazione a quattro ore, scatenando subito la reazione dura dei sindacati e anche di alcune forze politiche.
Sindacati in campo: “Il diritto di sciopero è stato calpestato”
“La decisione del Tar smentisce il ministro dei Trasporti: la precettazione contro lo sciopero generale del 17 novembre è illegittima, il diritto di sciopero è stato violato”, ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, subito dopo la sentenza. Landini ha aggiunto che “il Tar ha riconosciuto come il governo abbia compresso il diritto di sciopero, violando l’articolo 8 della legge n.146 del 1990”.
Per il leader sindacale, la pronuncia è chiara e senza appello: non c’erano né motivi di necessità né di urgenza, indispensabili per giustificare un intervento così pesante sul diritto di sciopero. Anche la Uil, in una nota diffusa nel pomeriggio, ha espresso soddisfazione per il risultato, definendo la sentenza “un punto fermo per la tutela delle libertà sindacali”.
La legge e le possibili mosse del ministero
Tutto ruota attorno all’articolo 8 della legge n.146 del 1990, che regola come deve essere esercitato il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. La norma stabilisce che la precettazione può scattare solo in caso di gravi motivi di necessità e urgenza, e solo dopo una segnalazione formale della Commissione di Garanzia. Nel caso dello sciopero di novembre 2023, questa procedura non sarebbe stata rispettata.
Fonti vicine al ministero delle Infrastrutture fanno sapere che si sta valutando un eventuale ricorso al Consiglio di Stato. Al momento, nessuna dichiarazione ufficiale dal ministro Salvini, impegnato in una missione a Bruxelles. Intanto, i sindacati annunciano nuove iniziative per difendere i diritti dei lavoratori.
Sciopero nei servizi pubblici, torna il confronto acceso
La sentenza del Tar del Lazio rischia di riaccendere la tensione tra governo e sindacati sul tema degli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Nei corridoi di Corso d’Italia, sede della Cgil, si respira un misto di soddisfazione e prudenza: “Non è una vittoria contro qualcuno – ha detto un delegato durante la riunione – ma un richiamo a rispettare le regole”.
Dall’altra parte, alcune associazioni di utenti temono nuovi disagi nei trasporti e chiedono più chiarezza sulle procedure da seguire. Solo così si potrà forse trovare un equilibrio tra il diritto dei lavoratori a protestare e quello dei cittadini a usare i servizi essenziali senza sorprese.
