Roma, 23 gennaio 2026 – Il regista russo Kirill Serebrennikov, noto per le sue critiche al Cremlino, ha presentato oggi a Roma il suo nuovo film, “La scomparsa di Josef Mengele”, che arriverà nelle sale italiane il 29 gennaio con Europictures. Il film racconta la fuga e l’esilio del medico nazista in Sud America, offrendo uno sguardo inquietante sul passato e sul presente, mescolando fatti storici con riflessioni sulla manipolazione e la paura.
Serebrennikov: “Non sono perseguitato, racconto solo personaggi tragici”
Seduto in una sala nel cuore di Roma, Serebrennikov ha messo subito le cose in chiaro: “Non mi sento perseguitato come Limonov o Mengele”, ha detto all’ANSA, rispondendo a chi gli chiedeva se si identificasse con i protagonisti controversi dei suoi film. “Amo raccontare storie di persone tragiche e complicate. Mi interessa questo, niente di più”. Poi, con un sorriso amaro, ha aggiunto: “Quanto alla persecuzione, si può dire che siamo tutti perseguitati. Non scegliamo il mondo in cui viviamo, dobbiamo seguire regole imposte da certi brutti ceffi”.
Classe 1969, Serebrennikov è da anni una delle voci più libere e controverse della cultura russa. Nel 2020 ha lasciato Mosca dopo un lungo processo per frode fiscale, che molti osservatori internazionali hanno definito un caso politico. Con questo film torna a indagare la storia europea attraverso la figura di Josef Mengele, interpretato dall’attore tedesco August Diehl.
La fuga di Mengele tra Paraguay e Brasile
“La scomparsa di Josef Mengele” ricostruisce la fuga rocambolesca del medico nazista nel 1949, tra Paraguay e Brasile. La storia viene raccontata dal punto di vista dello stesso Mengele: un uomo in fuga, ossessionato dalla paura di essere scoperto, immerso in un clima di isteria e sospetto. La narrazione arriva fino alla sua morte, avvenuta in Brasile nel 1979.
Serebrennikov ha spiegato che il film non vuole giustificare il personaggio né assolverlo. “Quello che dice Mengele è solo propaganda”, ha sottolineato il regista. “Era una vittima della propaganda nazista. Persone come lui erano i primi ‘allievi del drago’ – un riferimento alla pièce ‘Il Drago’ di Evgenij Schwarz, scritta nel 1943 durante la lotta contro Hitler”. Nel film, il rapporto tra Mengele e suo figlio diventa la chiave per capire le radici culturali e ideologiche di una violenza senza scuse.
“Siamo sulla soglia di una nuova guerra”
Durante l’incontro romano, Serebrennikov ha allargato lo sguardo all’attualità. “Oggi il clima è come alla vigilia di una grande guerra”, ha detto. “Ci sono persone convinte che tutto si risolva con la forza, come se il diritto internazionale non esistesse più. Così, una guerra può scoppiare da un momento all’altro”.
Alla domanda se sia il caso di avere paura, il regista è stato chiaro: “No, non è tempo di paura. È tempo di agire. Bisogna ribellarsi all’idea che la forza possa prevalere su tutto”. Poi un appello: “Chi ha vissuto la guerra deve raccontare cosa succede. Dobbiamo fermare chi oggi è al potere e cerca di manipolarci”.
Manipolazione e paura: la lezione di Auschwitz
Serebrennikov ha raccontato di aver visitato di recente Auschwitz. “Mi sono chiesto come sia stato possibile che migliaia di persone scendessero dai treni senza ribellarsi”, ha detto. “Forse si era creata un’atmosfera di falsa sicurezza: i soldati sorridevano, lasciavano sedersi sull’erba. Era manipolazione pura. Prima l’inganno, poi la paura – la stessa strategia usata nei gulag russi. E la paura blocca tutto”.
Russia: tra Europa e isolamento
Sul ruolo della Russia in Europa, Serebrennikov non ha dubbi: “Il posto della Russia è in Europa”, ha detto. “Noi siamo europei che parlano russo. Ma bisogna essere sinceri: non tutti in Russia la pensano così”.
Il film sarà nelle sale italiane dal 29 gennaio. Un’opera che guarda al passato per capire il presente – e forse il futuro.
