Los Angeles, 24 gennaio 2026 – Quasi ottocento tra attori, musicisti e creativi si sono uniti in un appello pubblico contro l’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale nel mondo della cultura. L’iniziativa, chiamata “Stealing isn’t innovation” (“rubare non è innovare”), è stata promossa dalla Human Artistry Campaign e punta il dito contro i rischi di violazione del copyright legati alla creazione automatica di contenuti da parte delle piattaforme di IA generativa.
Hollywood e musica insieme: stop all’IA senza regole
Tra i firmatari ci sono nomi di spicco come Scarlett Johansson, Cate Blanchett, il frontman degli Smashing Pumpkins, Billy Corgan, e i membri dei REM. Sono tutti uniti da un messaggio chiaro: “Rubare il nostro lavoro non è innovazione. Non è progresso. È furto, punto e basta“, si legge nel manifesto diffuso sul sito della campagna. In poche ore, il documento ha raccolto centinaia di adesioni e chiede alle aziende tech di rispettare i diritti degli artisti, evitando di aggirare le leggi sul diritto d’autore.
Il nodo del copyright e le richieste degli artisti
Secondo la Human Artistry Campaign, che riunisce tra gli altri la Recording Industry Association of America e il sindacato americano SAG-AFTRA, alcune grandi aziende tecnologiche starebbero usando “il lavoro dei creatori americani per costruire piattaforme di intelligenza artificiale senza curarsi delle leggi sul copyright”. Un’accusa netta, che arriva in un momento di grande dibattito internazionale. “Si può fare diversamente”, spiegano i promotori. “Alcune aziende hanno già scelto la strada giusta, stringendo accordi di licenza e collaborazioni per ottenere in modo etico i contenuti che vogliono usare”.
Non un no alla tecnologia, ma la richiesta di regole chiare
Il messaggio degli artisti non è un rifiuto della tecnologia. Anzi, nel manifesto si legge: “Possiamo avere un’IA evoluta e in crescita, ma senza mai mettere a rischio i diritti dei creatori”. Serve un equilibrio tra innovazione e tutela della proprietà intellettuale. Solo così, dicono i firmatari, si può evitare che la rivoluzione digitale diventi una minaccia per chi lavora nella cultura e nell’intrattenimento.
Precedenti e pressioni sulla Casa Bianca
Il mondo dello spettacolo americano si era già mosso su questo fronte. Lo scorso anno, Cate Blanchett e oltre 400 registi, scrittori, attori e musicisti firmarono una lettera indirizzata alla Casa Bianca. Chiedevano all’amministrazione di non cedere alle pressioni dei giganti della tecnologia, decisi a far addestrare i loro sistemi di IA su opere protette senza autorizzazioni.
Un dibattito che non si ferma
La tutela del diritto d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale resta una delle questioni più calde a livello globale. Le associazioni di categoria chiedono regole più severe e trasparenti, mentre le aziende tech sostengono di aver bisogno di grandi quantità di dati per migliorare i loro sistemi. Intanto, il fronte degli artisti continua a crescere: “Non siamo contro il progresso”, ha spiegato uno dei portavoce, “ma vogliamo che rispetti il lavoro umano”.
Cosa succederà adesso
Nei prossimi mesi sono previsti nuovi incontri tra creativi e istituzioni americane. L’obiettivo è arrivare a una legge che difenda davvero gli autori senza bloccare lo sviluppo tecnologico. Una partita complicata, che coinvolge interessi economici enormi e solleva questioni etiche ancora aperte. Per ora, la voce di Hollywood e della musica si sente forte: “Il futuro dell’arte – dicono – non può essere scritto solo dagli algoritmi”.
