Milano, 24 gennaio 2026 – “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, il biopic presentato oggi in anteprima a Milano e in arrivo nelle sale il 2, 3 e 4 febbraio prima di approdare su Rai 1, racconta senza fronzoli la vita e la carriera di Franco Battiato, scomparso nel 2021. Il regista Renato De Maria e la sceneggiatrice Monica Rametta hanno ammesso che non è stato semplice mettere sullo schermo un personaggio come Battiato. “Ma la sua storia meritava un racconto sincero, senza drammi esagerati o amori travolgenti”.
Da Milo a Milano: un viaggio senza filtri
Il film, prodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures, ha ricevuto il supporto della Fondazione Franco Battiato e della famiglia dell’artista. Le riprese si sono svolte anche a Milo, ai piedi dell’Etna, un luogo che per Battiato era un rifugio creativo. “Questo è un film musicale, ma è soprattutto la storia di un artista che ha sempre cercato nuove strade”, ha detto De Maria durante la presentazione. “Un esempio, non solo per chi fa musica”. La pellicola segue il giovane Franco dalla Sicilia fino a Milano, passando per i momenti salienti della sua carriera e della sua ricerca interiore.
Dario Aita veste i panni di Battiato
A interpretare Battiato è l’attore Dario Aita, che canta, si muove e parla come il cantautore di “E ti vengo a cercare”. La nipote di Franco, Cristina Battiato, ha raccontato con emozione la prima volta che ha visto il provino di Aita: “Mi sono messa a piangere, era lui, era proprio lui nei gesti, nei movimenti delle mani”. Aita ha confessato che la sfida più grande è stata “staccare Battiato dall’immagine mitica per restituirlo come uomo”. Il lavoro è partito dal suono: “Franco diceva sempre ‘dopo la mia morte voglio lasciare un suono’. Ho iniziato da lì”, ha spiegato l’attore, che interpreta anche i brani più famosi, come “La cura”.
Oltre il successo: il lato umano di Battiato
Il film non si limita a raccontare i successi pubblici, ma scava nella parte più intima di Battiato. Al centro ci sono gli incontri che hanno segnato la sua vita: da Giuni Russo a Juri Camisasca, passando per Giusto Pio, coautore di molti pezzi storici, e l’amicizia con la poetessa Fleur Jaeggy. “Non volevamo raccontarlo come un semplice cantante, ma come un mistico”, ha detto Rametta. “Senza però farne un santo”. Nel film trovano spazio anche i rapporti familiari, in particolare con la madre, e le amicizie che hanno lasciato il segno.
Quando arriva il successo commerciale
Un momento decisivo è quello raccontato da Bruno Tibaldi, discografico Emi che nel 1979 produsse con Battiato “L’era del cinghiale bianco”. “Il suo manager continuava a proporre Battiato a me, ma lui faceva cose che sul mercato non erano affatto facili”, ricorda Tibaldi. “Poi un giorno, a Roma, restò zitto sul divano per un quarto d’ora. Poi si alzò e disse: ‘Da ora voglio fare i soldi’”. Fu quel momento a segnare il passaggio al grande pubblico, senza però perdere la sua integrità artistica.
La ricerca spirituale che resta
L’89enne pianista Antonio Ballista, amico di lunga data di Battiato, ha raccontato: “Ogni volta che lo incontravo sentivo una pace dentro. Franco cercava una verità che sembrava irraggiungibile, ma credo l’abbia trovata”. Il film restituisce questa tensione verso qualcosa di più grande, senza cadere nella retorica o nella venerazione. Un viaggio, come lo definisce Rametta, “che tocca corde poco comuni”, pensato sia per chi già conosce Battiato, sia per chi si avvicina ora alla sua musica.
Un film per scoprire davvero Franco Battiato
“Ogni volta che si parla di lui c’è sempre qualcuno che critica a prescindere”, ha detto Cristina Battiato. “Ma Franco non è intoccabile: bisogna avvicinarsi a lui per capirlo davvero”. In sala oggi a Milano c’erano fan storici e giovani curiosi. Nessun effetto speciale, nessun colpo di scena: solo la storia di un uomo che ha fatto della ricerca – musicale e spirituale – la sua firma più autentica. Ora torna sul grande schermo con la voce e il volto di chi lo ha studiato con rispetto, senza mai tradirne l’anima.
