Roma, 24 gennaio 2026 – A partire dal 2029, per andare in pensione di vecchiaia o anticipata potrebbero servire altri tre mesi in più di età o contributi. A lanciare l’allarme è l’ultimo aggiornamento del Rapporto della Ragioneria generale dello Stato sulle “Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario 2025”, anticipato oggi dal Sole 24 Ore. La stima, basata sui dati demografici Istat del 2024, conferma una tendenza già emersa nei mesi scorsi, ma con un aggravio rispetto alle previsioni precedenti.
Pensione, il conto sale dal 2029: cosa cambia davvero
Le nuove tabelle della Ragioneria indicano che tra il 2029 e il 2030 l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 6 mesi. Per il pensionamento anticipato, invece, serviranno 43 anni e 4 mesi di contributi (un anno in meno per le donne). Oggi la soglia è ferma a 67 anni per l’età e 42 anni e 10 mesi per i contributi (sempre con un anno in meno per le lavoratrici).
La Ragioneria sottolinea che “gli adeguamenti effettivi dipenderanno dai dati Istat sulla speranza di vita”, quindi resta un’incognita legata all’evoluzione reale. Ma la direzione è chiara: il sistema pensionistico italiano continuerà ad adeguarsi automaticamente all’aumento dell’aspettativa di vita.
Un percorso che si allunga: dal 2027 al 2084
La legge di Bilancio aveva già fissato un primo aumento di tre mesi per il 2028. Per il 2027, invece, si prevede un incremento più contenuto: un solo mese in più, quindi 67 anni e 1 mese per la pensione di vecchiaia e 42 anni e 11 mesi per quella anticipata. Dal 2028, i numeri salgono a 67 anni e 3 mesi e 43 anni e 1 mese.
Le stime della Ragioneria prevedono che dopo il 2029 arriveranno altri aumenti: due mesi in più dal 2031 e un altro mese dal 2033. Lo scenario arriva fino al 2084, con un adeguamento complessivo che potrebbe toccare i 4 anni e 9 mesi per l’età pensionabile e i 4 anni e 4 mesi per i contributi richiesti al pensionamento anticipato.
Cgil all’attacco: “Il governo mente sull’età pensionabile”
Non si è fatta attendere la reazione della Cgil. Lara Ghiglione, segretaria confederale, ha commentato senza mezzi termini: “Altro che blocco dell’aumento dell’età pensionabile, come dice il governo. I fatti dicono il contrario: l’adeguamento automatico alla speranza di vita resta in piedi e continua a colpire lavoratrici e lavoratori”.
Ghiglione ricorda che “con la legge di Bilancio l’esecutivo ha già fissato un aumento di tre mesi dal 2028 per entrambe le pensioni. Ora, con il nuovo Rapporto della Ragioneria, si vede che dal 2029 l’aumento sarà addirittura di sei mesi”. E avverte: nel 2040 serviranno 68 anni e 2 mesi per la pensione di vecchiaia e 44 anni di contributi per quella anticipata. Dieci anni dopo, nel 2050, l’età salirà a 69 anni e per l’anticipo serviranno 44 anni e 10 mesi di lavoro.
Flessibilità in uscita, il nodo irrisolto
La questione della flessibilità resta al centro del dibattito. Ghiglione sottolinea come “il governo abbia scelto di spostare sempre più in là il traguardo pensionistico per tutti, eliminando ogni forma di uscita anticipata. Opzione donna e Quota 103 sono state prima ridotte e poi di fatto cancellate dall’ultima legge di Bilancio”.
Per la Cgil, “è urgente fermare per legge il meccanismo automatico legato alla speranza di vita e aprire un confronto vero su una riforma che dia flessibilità, pensioni dignitose e protezione reale per i lavori più duri”. L’ultimo incontro tra sindacati e governo sulle pensioni risale al 18 settembre 2023.
Futuro incerto: tra numeri e diritti da tutelare
Il Rapporto della Ragioneria restituisce l’immagine di un sistema destinato a cambiare ancora nei prossimi decenni. Tra il 2013 e il 2027 gli aumenti accumulati sono stati di un anno e tre mesi, poco più di un quarto rispetto a quanto previsto dalla legge nel lungo periodo.
Il tema resta delicato. Da un lato c’è la necessità di mantenere in piedi i conti del sistema previdenziale. Dall’altro, le richieste di più equità e di attenzione verso chi lavora in condizioni più difficili. Al momento, il confronto tra governo, sindacati ed esperti sembra lontano da una svolta condivisa.
