Torino, 24 gennaio 2026 – Sono partite questa settimana, proprio nel cuore di Torino, le riprese di “I figli della scimmia”, il nuovo film diretto da Tommaso Landucci e scritto insieme a Damiano Femfert. Il set si sposterà tra varie zone del centro città e resterà attivo per circa cinque settimane. Nel cast spiccano nomi come Riccardo Scamarcio, Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Andrea Aggio, Tancredi Naldini, Cristina Odasso e Luigi Diberti. A produrre sono Lungta Film, Mosaicon Film e Lebowski, con la collaborazione di Rai Cinema e il supporto di diversi enti locali.
Torino protagonista, tra piazze e vie
Il film ha ottenuto il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo e del Fesr Piemonte 2021-2027 (grazie al bando “Piemonte Film Tv Fund”). A dare una mano anche la Film Commission Torino Piemonte. Le riprese toccheranno diversi angoli di Torino: da piazza Vittorio Veneto a via Po, fino a scorci meno noti ma ben riconoscibili per chi conosce la città. “Abbiamo scelto Torino per la sua atmosfera speciale, per la luce e i colori che regala in inverno”, ha detto Landucci al primo giorno di lavoro, poco dopo le 9 del mattino, davanti a una troupe di una quarantina di persone.
Un cast di peso per una storia di famiglia
Nel ruolo di Dario, padre di un bambino disabile, c’è Riccardo Scamarcio. Accanto a lui, Fausto Russo Alesi è il fratello, mentre Lidiya Liberman interpreta la madre. La storia ruota intorno al rapporto tra Dario e il nipote adolescente: un legame che diventa sempre più intenso, tanto che Dario finisce per proiettare sul ragazzo i desideri e le aspettative che non ha potuto realizzare con suo figlio. “È una storia che parla di famiglia, di fragilità e di sogni spezzati”, ha raccontato Scamarcio durante una pausa sul set, all’angolo tra via Lagrange e piazza San Carlo.
Riconoscimenti che aprono la strada
“I figli della scimmia” non è un progetto nato ieri. La sceneggiatura ha vinto il Premio Franco Solinas 2021 per il miglior testo originale ed è stata selezionata all’Alpi Film Lab organizzato dal TorinoFilmLab del Museo Nazionale del Cinema. Nel 2023 il film ha partecipato al MIA – CoProduction & Pitching Forum e si è portato a casa il Grand Prize al Jerusalem Sam Spiegel Film Lab. “Questi premi ci hanno dato la spinta per andare avanti”, ha ammesso Landucci, ricordando le difficoltà della lunga fase di sviluppo.
Produzione solida e sostegno locale
Dietro la produzione ci sono nomi noti come Lungta Film, Mosaicon Film e Lebowski, insieme a Rai Cinema. Il progetto ha beneficiato di fondi europei per l’audiovisivo e del supporto della Film Commission locale. “Senza questi aiuti non avremmo potuto girare qui”, ha sottolineato Damiano Femfert, co-sceneggiatore, mentre osservava la preparazione di una scena in via Garibaldi. L’atmosfera in città è quella tipica di una grande produzione: curiosi dietro le transenne, tecnici che corrono tra cavi e carrelli.
Temi forti e aspettative alte
Il film affronta temi delicati come la disabilità infantile, la genitorialità e le dinamiche di famiglia. Dario dedica tutte le sue energie al figlio disabile, ma vede nel nipote un riflesso dei suoi desideri non realizzati. Un gioco pericoloso che mette a rischio l’equilibrio familiare. “Non volevamo raccontare una favola – ha spiegato Landucci – ma qualcosa di vero, con tutte le sue contraddizioni”. Tra gli addetti ai lavori, le attese sono alte: “Torino si conferma città ideale per il cinema d’autore”, ha commentato una responsabile della Film Commission.
Ciak fino a fine febbraio, poi il grande debutto
Le riprese andranno avanti fino a fine febbraio. La produzione punta a portare “I figli della scimmia” nei principali festival internazionali già entro l’anno. Intanto, tra i portici e le piazze torinesi, la troupe non si ferma: ciak dopo ciak, tra lo sguardo curioso dei passanti e qualche inevitabile disagio al traffico. Solo quando le luci si spegneranno, si potrà capire se questa storia lascerà davvero il segno nel cinema italiano.
