Milano, 24 gennaio 2026 – Un nuovo candidato farmaco contro la sclerosi multipla, chiamato bavisant, ha dato segnali incoraggianti nei test preclinici su topi. A rivelarlo è uno studio pubblicato oggi su Science Translational Medicine. A guidare la ricerca è stato un gruppo internazionale coordinato dall’Università Vita-Salute San Raffaele e dall’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. Questa scoperta potrebbe aprire una strada nuova per curare le forme progressive della malattia, ancora senza terapie efficaci.
Bavisant: un vecchio farmaco che riaccende la speranza
Il bavisant non è una novità assoluta: era già stato testato sull’uomo per disturbi legati al sonno e alla veglia. Solo di recente, però, è emersa la sua capacità di far rigenerare il sistema nervoso, grazie a una piattaforma innovativa per selezionare farmaci. “Abbiamo usato una sorta di ‘galleria del vento’ per i farmaci: uno strumento che ci ha permesso di testare rapidamente oltre 1.500 molecole”, spiega Paola Panina, ricercatrice dell’Università Vita-Salute San Raffaele e prima firmataria dello studio. Tra tutte, il bavisant è quello che ha mostrato i risultati più promettenti.
BRAVEinMS: una rete internazionale che fa la differenza
Questa scoperta è il primo grande risultato del network BRAVEinMS, nato nel 2017 con il supporto della International Progressive MS Alliance. L’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) e la sua Fondazione (FISM) sono tra i fondatori e finanziatori del consorzio, che mette insieme laboratori e centri di ricerca di vari Paesi. L’obiettivo è chiaro: capire se farmaci già approvati per altre malattie possano essere usati contro la sclerosi multipla, così da risparmiare tempo e risorse nello sviluppo.
Una piattaforma che fa selezione con precisione
Per andare più veloce, i ricercatori hanno messo a punto una piattaforma che combina analisi al computer su grandi banche dati biologiche e farmacologiche, modelli cellulari umani ottenuti da cellule staminali di pazienti, tessuti cerebrali coltivati e modelli animali di sclerosi multipla. Dalle 1.500 molecole testate, sono emersi 273 composti con potenziale effetto sui neuroni e sulla guaina di mielina che li avvolge. Dopo i controlli sulla tossicità, ne sono rimasti 32; ulteriori prove di efficacia ne hanno selezionati sei e, infine, uno solo: il bavisant.
Il meccanismo d’azione del bavisant
Il bavisant funziona bloccando in modo specifico il recettore istaminico H3. Nei modelli animali, ha stimolato le cellule che producono la mielina a riparare le fibre nervose danneggiate. Ha anche protetto i neuroni dal danno degenerativo e ridotto l’attivazione dei geni che causano infiammazione. “Per la prima volta abbiamo dimostrato che, con un approccio sistematico basato su modelli umani in laboratorio e in vivo, si può trovare una molecola capace di rigenerare la mielina e proteggere i neuroni nella sclerosi multipla progressiva”, sottolinea Panina.
Una nuova strada per la ricerca sui farmaci
Secondo i ricercatori, la piattaforma non serve solo a scoprire nuovi trattamenti, ma potrebbe cambiare il modo di fare ricerca sui farmaci: più veloce, più precisa e più attenta alle esigenze di chi vive con la sclerosi multipla. “Questa tecnica potrebbe essere usata anche per altre malattie neurodegenerative”, aggiunge Panina.
Cosa ci aspetta adesso
Finora i risultati si fermano ai modelli animali. Serviranno altri studi clinici per capire se il bavisant è sicuro ed efficace anche nell’uomo. Ma la velocità con cui si è arrivati a questo traguardo – meno di tre anni dalla nascita della piattaforma – apre nuove speranze per chi convive con la malattia. “Le persone con sclerosi multipla progressiva aspettano da tempo terapie che possano rallentare o invertire il decorso della malattia”, ricorda Mario Alberto Battaglia, presidente FISM.
In attesa dei prossimi passi, la comunità scientifica osserva con interesse questa nuova frontiera della ricerca, che unisce tecnologie avanzate e collaborazione internazionale per dare risposta a un bisogno ancora senza soluzione.
