Minneapolis, 25 gennaio 2026 – “Vi preghiamo di far conoscere la verità su nostro figlio. Era un brav’uomo. Grazie.” Con queste parole, raccolte in una lettera pubblicata sul Washington Post, i genitori di Alex Pretti, il 37enne ucciso sabato scorso da un agente federale a Minneapolis, chiedono che si faccia chiarezza su quella tragica notte. La famiglia, ancora sotto shock, ha voluto raccontare chi era davvero Alex, mentre la città e il Paese cercano di capire cosa sia successo.
La famiglia smentisce l’ICE: “Alex non aveva armi in mano”
Nel comunicato ai media, i genitori di Alex Pretti non nascondono dolore e rabbia. “Siamo distrutti – si legge – ma anche molto arrabbiati. Alex era una persona dal cuore d’oro, che amava profondamente la sua famiglia e i suoi amici, e si prendeva cura dei veterani americani come infermiere nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale dei veterani di Minneapolis.” La madre e il padre sottolineano che il figlio “voleva lasciare un segno nel mondo” e che “non usiamo il termine ‘eroe’ a caso. Il suo ultimo pensiero e gesto sono stati per proteggere una donna”.
Secondo la famiglia, Alex Pretti non aveva alcuna arma al momento dello sparo da parte degli agenti federali dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement). “Le bugie orribili e disgustose che l’amministrazione ha diffuso su nostro figlio sono inaccettabili”, scrivono i genitori. “Alex non stava impugnando una pistola quando è stato colpito dagli assassini codardi dell’ICE di Trump. Aveva il telefono in mano destra, la sinistra alzata sopra la testa, cercando di difendere una donna che l’ICE aveva appena buttato a terra, mentre lui veniva spruzzato con lo spray al peperoncino”.
Minneapolis in lutto: veglia e solidarietà per Alex
Subito dopo la notizia, migliaia di persone si sono radunate nel Whittier Park di Minneapolis per una veglia in memoria di Alex Pretti. Il parco si è illuminato di candele e cartelli fatti a mano, molti simili a quelli delle proteste recenti. “Non possiamo stare zitti”, ha detto una giovane manifestante stringendo una candela. “Alex era uno di noi”.
La tensione in città resta alta. La polizia locale stima che alla manifestazione principale abbiano partecipato oltre duemila persone. Testimoni raccontano di aver visto amici e colleghi di Alex, riconoscibili dalle divise dell’ospedale dei veterani, mescolarsi ai cittadini. “Era sempre pronto ad aiutare”, ricorda un collega infermiere.
Le proteste si allargano: cortei anche a Washington e New York
La morte di Alex Pretti ha acceso proteste anche fuori Minneapolis. A Washington, circa cinquecento persone hanno marciato da Hancock Park fino all’edificio dell’ICE nel sud-ovest della città. Nonostante il freddo pungente – alle 18 erano meno sei gradi – i manifestanti hanno camminato per più di due chilometri, con cartelli artigianali che dicevano “L’ICE ha ucciso un uomo oggi” e “Aboliamo l’ICE”. L’edificio federale è stato circondato da barriere; all’esterno alcuni oratori hanno preso la parola con un impianto audio portatile.
A New York, una tempesta invernale in arrivo non ha fermato la protesta. Più di mille persone si sono radunate a Union Square, nel cuore di Manhattan, per chiedere giustizia dopo l’uccisione di un’altra persona a Minneapolis – un evento che ha aumentato la rabbia verso l’agenzia federale.
Indagini aperte, ma manca ancora chiarezza
Finora, le autorità federali non hanno fornito una versione chiara dei fatti. La polizia locale conferma che sono in corso indagini interne, mentre la procura del Minnesota ha aperto un fascicolo per capire le responsabilità degli agenti coinvolti. L’ICE, in una nota domenica sera, ha detto che “gli agenti hanno seguito le procedure”, ma non ha spiegato nel dettaglio cosa sia successo durante l’intervento.
La famiglia Pretti chiede ora che venga fatta piena luce su questa vicenda. “Vogliamo solo la verità”, ripetono i genitori. Nel frattempo, la comunità resta in attesa di risposte, mentre il nome di Alex Pretti continua a risuonare nelle piazze delle città americane.
