Micaela Ramazzotti: il coraggio di essere una donna scomoda

Micaela Ramazzotti: il coraggio di essere una donna scomoda

Micaela Ramazzotti: il coraggio di essere una donna scomoda

Giada Liguori

Gennaio 25, 2026

Roma, 25 gennaio 2026 – Una donna fuori dal comune, pronta a sfidare le ingiustizie senza paura e a pagarne il prezzo in prima persona: questa è Elena di Porto, protagonista di “Elena del Ghetto”, il nuovo film di Stefano Casertano. Dopo il debutto alla Festa del Cinema di Roma, il film arriva nelle sale italiane il 29 gennaio grazie a Adler Entertainment. Prima dell’uscita, è prevista un’anteprima il 26 gennaio dedicata alle scuole, con proiezioni a Roma e in streaming in tutta Italia, e il 27 gennaio, Giorno della Memoria, una proiezione speciale alla Camera dei deputati.

Elena: forza e ribellione senza filtri

“Ho voluto mostrare tutta la sua forza, la sua ribellione. Era una donna scomoda”, racconta Micaela Ramazzotti, che interpreta Elena. L’attrice spiega che Elena non agiva per odio, ma per una sensibilità profonda verso chi soffriva. “Quando vedeva un’ingiustizia non ci pensava due volte: interveniva subito per difendere i più deboli, anche a costo di pagare cara questa scelta”, confida Ramazzotti durante la presentazione. Un ritratto lontano dagli stereotipi, che punta a mostrare la complessità e la purezza d’animo di questa donna.

La vera storia dal cuore del Ghetto di Roma

Il film racconta la vita di Elena di Porto, una figura coraggiosa che, tra il 1938 e il 1943, si oppose anche con la forza ai fascisti. Nel quartiere ebraico romano era conosciuta come la “matta di Piazza Giudia”, un soprannome che la isolò e la fece sembrare poco credibile agli occhi degli altri. Ma nell’ottobre del 1943, quando seppe in anticipo dei piani per il rastrellamento degli ebrei – il tragico episodio del 16 ottobre – cercò disperatamente di avvisare tutti. “Urlava per tutto il ghetto, ma nessuno le diede retta”, ricorda Ramazzotti. Dopo aver messo in salvo i suoi figli, decise di farsi arrestare insieme agli altri.

Memoria e attualità in un film potente

Prodotto da Titanus, Masi Film con Rai Cinema, M74 e Sound Art 23, “Elena del Ghetto” unisce ricostruzione storica e riflessione sul presente. Nel cast, oltre a Ramazzotti, ci sono Valerio Aprea (il fratello Vitale), Giulia Bevilacqua (la cognata Costanza), Caterina De Angelis, Marcello Maietta, Giovanni Calcagno e Gabriele Cirilli. La colonna sonora originale è firmata da Ermal Meta con il brano “Ti verranno a chiedere di me”. Casertano ha fatto una ricerca accurata sul dialetto giudaico romanesco usato nel ghetto, incontrando anche due testimoni che avevano conosciuto Elena: “Era molto intelligente, ma scattava quando vedeva qualcuno sopraffatto”, racconta il regista.

Un simbolo di donna contro i pregiudizi

Elena portava i pantaloni, fumava, si allenava a boxe e giocava a biliardo. Non accettava le violenze e non aveva paura di andare contro le regole del suo tempo. “Le donne così vengono subito etichettate come matte, mentre per gli uomini non è così”, osserva Ramazzotti. E ancora oggi, aggiunge, chi ha un modo di vedere diverso viene spesso isolato: “C’è molta indifferenza verso chi non si conforma. Dobbiamo impegnarci tutti a non alimentare l’odio”. Un messaggio che attraversa il film e si lega con forza al presente.

La memoria di Elena parla ancora a tutti

La storia di Elena di Porto, a cui è dedicato anche uno degli ulivi del Giardino dei Giusti dell’Umanità di Roma, torna così a farsi sentire nel nostro tempo. Casertano insiste: “Questa non è l’ennesima ‘matta’ interpretata da Micaela Ramazzotti. Erano gli altri quelli che non capivano. Elena era l’unica che aveva colto tutto”. Il film ci spinge a riflettere su quanto sia difficile ancora oggi ascoltare chi va controcorrente e riconoscere il valore della ribellione contro l’indifferenza. Una storia che, tra passato e presente, continua a sfidare chi si trova davanti a un’ingiustizia.