Roma, 25 gennaio 2026 – Assoutenti torna a puntare i riflettori sulle polizze catastrofali obbligatorie per le imprese, a pochi giorni dai danni causati dal ciclone Harry e dalle recenti calamità che hanno colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. Il presidente dell’associazione, Gabriele Melluso, lancia un allarme: uno strumento ancora in fase di prova rischia di trasformarsi in un nuovo fattore di disuguaglianza sociale ed economica.
Polizze obbligatorie, ma a quale prezzo?
Per Melluso, il sistema delle polizze catastrofali “è ancora in piena sperimentazione”. Eppure si corre il rischio di usarlo per distinguere tra imprese “meritevoli” o meno di aiuti pubblici. Il problema, spiega Assoutenti, sta nell’obbligo imposto alle aziende, mentre la copertura assicurativa non tiene conto dei rischi reali del territorio. “Da una parte si impone l’obbligo, dall’altra si escludono proprio quei danni che oggi fanno più male”, sottolinea Melluso. Una contraddizione che, secondo l’associazione, rischia di colpire chi è già in difficoltà.
Cosa resta fuori dalla copertura?
La legge prevede che siano assicurati obbligatoriamente solo alcuni eventi: alluvioni, inondazioni, esondazioni, terremoti e frane. Fuori restano però fenomeni sempre più frequenti e dannosi come mareggiate, penetrazione di acqua marina, allagamenti da piogge intense e improvvise, le cosiddette “bombe d’acqua”. Melluso parla di un “paradosso evidente”: eventi ormai comuni esclusi dalle polizze, lasciando imprese e territori scoperti. “Li chiamiamo ‘estremi’, ma sono la nuova normalità”, rimarca il presidente di Assoutenti.
Il pericolo di scaricare le responsabilità
L’associazione denuncia il rischio che le polizze catastrofali diventino un pretesto per ridurre l’intervento dello Stato. In pratica, il costo dell’inerzia politica nella prevenzione e gestione delle emergenze potrebbe finire sulle spalle dei privati. “Le assicurazioni non fermano frane, alluvioni o mareggiate: a farlo sono le scelte politiche”, spiega Melluso. Se l’obbligo assicurativo serve solo a scagionare chi dovrebbe investire in strategie contro i cambiamenti climatici, allora – avverte Assoutenti – è il caso di fermarsi e ripensare tutto.
Serve un confronto serio
Per evitare che la questione degeneri in uno scontro tra imprese e istituzioni, Assoutenti chiede un tavolo di confronto urgente. Governo, assicurazioni, associazioni dei consumatori e rappresentanti delle imprese devono sedersi insieme. “Solo così si può trovare una soluzione condivisa e davvero efficace”, dice Melluso. La priorità, insiste, deve essere la tutela concreta delle aziende colpite, senza scaricare su di loro oneri insostenibili o inutili.
Una situazione che cambia
La discussione sulle polizze catastrofali arriva in un momento complicato per molte regioni italiane. Gli eventi climatici estremi hanno messo a dura prova il tessuto produttivo locale. Secondo le prime stime, solo in Sicilia i danni superano i 200 milioni di euro. Calabria e Sardegna non sono da meno: aziende agricole e piccole imprese denunciano ritardi nei ristori e difficoltà nell’accesso alle assicurazioni. Il governo promette una revisione della normativa entro fine 2026, ma per ora non sono arrivati dettagli sulle modifiche.
Le voci dal territorio
Sale la preoccupazione tra chi vive e lavora sul territorio. A Catania, ieri mattina, alcuni imprenditori hanno incontrato i rappresentanti locali delle associazioni di categoria per avere chiarimenti sulle nuove regole. “Non possiamo permetterci altre incertezze”, dice Salvatore Greco, piccolo imprenditore agricolo colpito dalle ultime piogge torrenziali. “Le polizze ci servono solo se coprono davvero quello che rischiamo ogni giorno”. Lo stesso sentimento si avverte a Reggio Calabria e Oristano, dove gli imprenditori chiedono più chiarezza e strumenti più vicini alla realtà.
Il confronto resta aperto. E la partita sulle polizze catastrofali obbligatorie promette di tenere banco nel dibattito politico ed economico dei prossimi mesi.
