Italia in allerta: carabinieri minacciati da un colono, scatta la protesta contro Israele

Italia in allerta: carabinieri minacciati da un colono, scatta la protesta contro Israele

Italia in allerta: carabinieri minacciati da un colono, scatta la protesta contro Israele

Matteo Rigamonti

Gennaio 26, 2026

Tel Aviv, 26 gennaio 2026 – Due Carabinieri italiani in servizio al consolato generale di Gerusalemme sono stati ieri minacciati da un uomo armato, descritto come “presumibilmente un colono”, mentre si trovavano in Cisgiordania per un sopralluogo. L’episodio è avvenuto vicino a un villaggio nei pressi di Ramallah e ha spinto l’ambasciata d’Italia a Tel Aviv a inviare una nota verbale di protesta al governo israeliano. La notizia è stata confermata dalla Farnesina, che ha sottolineato la gravità dell’accaduto e la necessità di chiedere chiarimenti formali alle autorità locali.

Italia protesta con fermezza dopo l’aggressione in Cisgiordania

Il Ministero degli Esteri ha fatto sapere che i due militari, in servizio di sicurezza e muniti di passaporti diplomatici, stavano svolgendo un sopralluogo tecnico per preparare una visita degli ambasciatori dell’Unione Europea. L’obiettivo era assicurare la sicurezza della delegazione in un’area controllata dall’Autorità Nazionale Palestinese. Erano circa le 11 del mattino quando, secondo la ricostruzione dell’Arma, un uomo in abiti civili si è avvicinato, ha estratto un fucile e ha minacciato i due.

L’uomo, che si è qualificato come civile ma che per le prime valutazioni sarebbe un colono israeliano, ha chiesto ai Carabinieri di mostrargli i documenti. I militari hanno esibito i passaporti diplomatici e la targa dell’auto, mantenendo la calma e seguendo le procedure previste in questi casi. “Non abbiamo risposto alle provocazioni”, ha raccontato uno dei Carabinieri una volta rientrati al consolato.

Tensione sul posto: il confronto e le verifiche

Durante il confronto, l’uomo ha consegnato ai Carabinieri un telefono cellulare, mettendoli in contatto con una terza persona – rimasta anonima – che ha sostenuto che i due si trovassero “in un’area militare” e che dovevano andarsene subito. La situazione è rimasta tesa per qualche minuto, mentre i militari italiani hanno scelto di non reagire e di rispettare le procedure diplomatiche.

Solo una volta tornati al consolato, i Carabinieri hanno informato sia l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv sia la catena di comando dell’Arma. Un controllo con il Cogat, il comando militare israeliano che gestisce i Territori palestinesi occupati, ha chiarito che in quel punto non esisteva alcuna area militare. Questo dettaglio ha aggravato la posizione del presunto colono e rafforzato la protesta italiana.

Farnesina: pronta a passi decisi

La reazione italiana è stata immediata. Su ordine del ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’ambasciatore d’Italia a Tel Aviv ha avviato una serie di proteste formali presso diversi enti israeliani. “Non accettiamo minacce al nostro personale diplomatico”, ha spiegato una fonte della Farnesina, aggiungendo che sono già stati annunciati interventi diretti da parte delle autorità italiane.

La nota verbale inviata al governo israeliano chiede spiegazioni sull’identità dell’aggressore e sul motivo del suo comportamento. Roma vuole capire come sia stato possibile che personale diplomatico, regolarmente identificato, sia stato fermato e minacciato con un’arma in una zona dove, secondo le mappe ufficiali, non ci sono restrizioni militari.

Sicurezza sotto la lente: un problema che torna

L’episodio riporta l’attenzione sulla sicurezza delle missioni diplomatiche europee nei territori palestinesi e sulle tensioni tra coloni israeliani e rappresentanti internazionali. Negli ultimi mesi, fonti diplomatiche europee segnalano un aumento degli episodi di intimidazione verso osservatori stranieri e operatori umanitari.

Al momento, i due Carabinieri sono tornati sani e salvi al consolato. Ma, dicono fonti interne, “la vicenda ha lasciato una certa inquietudine” tra il personale italiano in zona. La Farnesina, intanto, attende risposte ufficiali dalle autorità israeliane e valuta ulteriori azioni per garantire la sicurezza dei propri rappresentanti all’estero.