Roma, 26 gennaio 2026 – Il segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rocco Maruotti, è intervenuto pubblicamente dopo la rimozione di un post condiviso e poi cancellato in pochi minuti, che aveva scatenato un acceso dibattito. Quel messaggio, ha spiegato lo stesso Maruotti, era nato come una riflessione su quanto sta accadendo negli Stati Uniti, in particolare a Minneapolis, ma si è rivelato ambiguo e, come ha ammesso il magistrato, “si prestava a essere strumentalizzato”.
Il post cancellato e le polemiche scatenate
Il post, pubblicato ieri sera sul profilo personale del segretario ANM, metteva in relazione i fatti di Minneapolis – città tornata sotto i riflettori per proteste e tensioni legate a episodi di violenza e possibili violazioni dei diritti umani – con la discussa riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio. Un accostamento che in pochi minuti ha provocato critiche sia dentro la magistratura sia tra politici di maggioranza e opposizione.
Maruotti ha chiarito che non voleva certo paragonare direttamente gli Stati Uniti all’Italia. “Non pensavo e non penso sia giusto mettere sullo stesso piano la situazione statunitense, che comunque solleva domande importanti sulla tenuta dello Stato di diritto a livello globale, con quella italiana”, ha detto il segretario ANM in una nota diffusa questa mattina. “Chiedo scusa a chi ha letto in quel post un accostamento fuori luogo”.
Minneapolis sotto i riflettori, la riforma Nordio al centro
Negli ultimi giorni, Minneapolis è tornata al centro dell’attenzione per una serie di proteste nate da nuovi scontri tra cittadini e polizia. Le immagini delle manifestazioni hanno fatto il giro del mondo, riaccendendo il dibattito sul sistema giudiziario americano e sulle garanzie dei diritti civili. In Italia, intanto, il confronto sulla riforma della giustizia proposta da Nordio non accenna a fermarsi: l’obiettivo è rafforzare il modello accusatorio e ridefinire i rapporti tra magistratura inquirente e giudicante.
Nel suo post poi cancellato, Maruotti aveva sottolineato come “il sistema accusatorio puro non è necessariamente una barriera contro ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani come quelle che si vedono negli Stati Uniti”. Una riflessione pensata per stimolare il dibattito dentro la magistratura, non un attacco al governo italiano, ha precisato.
Le scuse e la rettifica di Maruotti
“Chiedo scusa a chi ha interpretato male l’accostamento”, ha ribadito Maruotti oggi. E ha aggiunto: “La critica era rivolta a quello che sta succedendo a Minneapolis in questi giorni. Volevo solo mettere in luce che il sistema accusatorio puro non sempre impedisce ingiustizie e violazioni gravi dei diritti umani”.
Fonti vicine all’ANM raccontano che la decisione di cancellare il post è arrivata in fretta, appena si è capito il rischio di fraintendimenti. “Non volevo alimentare polemiche o forzare parallelismi”, avrebbe detto Maruotti ai colleghi stamattina.
Reazioni dal mondo politico e dalla magistratura
La vicenda ha suscitato attenzione anche in Parlamento. Alcuni esponenti della maggioranza hanno bollato come “inappropriato” il paragone tra la situazione italiana e quella americana, sottolineando le differenze profonde tra i due sistemi giudiziari. Dall’opposizione sono arrivate richieste di chiarimenti sull’atteggiamento dell’ANM rispetto alla riforma Nordio.
Intanto, tra i magistrati è partito un confronto interno sul ruolo dell’associazione nel dibattito pubblico. “Serve più attenzione quando si parla”, ha commentato un membro del direttivo ANM, che ha preferito restare anonimo. “Ora ogni parola viene letta anche in chiave politica”.
Riforma della giustizia, il nodo resta aperto
La riforma della giustizia resta al centro dell’agenda politica nelle prossime settimane. Il governo vuole accelerare per chiudere presto l’approvazione, mentre l’ANM continua a chiedere garanzie sull’indipendenza della magistratura e sulla protezione dei diritti fondamentali.
Dopo la polemica sui social, Maruotti ha scelto la prudenza. “Il confronto deve restare sui contenuti”, ha detto ai giornalisti davanti alla sede dell’associazione in via Arenula. Solo così, ha aggiunto, si potrà tornare a un dibattito meno acceso e più utile.
