Netanyahu propone la riapertura di Rafah con il controllo totale di Israele

Netanyahu propone la riapertura di Rafah con il controllo totale di Israele

Netanyahu propone la riapertura di Rafah con il controllo totale di Israele

Matteo Rigamonti

Gennaio 26, 2026

Tel Aviv, 26 gennaio 2026 – Israele ha annunciato oggi che il valico di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, potrà riaprire, ma in modo molto limitato e solo a certe condizioni. La notizia, diffusa dall’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, si inserisce nel quadro del piano in 20 punti presentato dal presidente statunitense Donald Trump. Un piano che, secondo fonti israeliane, punta a gestire meglio i flussi e a rafforzare il controllo sui movimenti tra Gaza e l’esterno.

Israele: la riapertura di Rafah solo dopo la restituzione degli ostaggi

Nel comunicato di questa mattina, Israele ha legato l’apertura del valico di Rafah al “ritorno di tutti gli ostaggi vivi” e a un “impegno totale di Hamas nella restituzione di tutti gli ostaggi, vivi e morti”. È una linea dura, quella del governo israeliano, che arriva dopo i rapimenti durante le recenti tensioni con Hamas. “Solo quando tutti gli ostaggi saranno tornati – si legge – Israele permetterà il passaggio delle persone attraverso Rafah, sotto un controllo completo israeliano”.

Il valico di Rafah è da tempo una delle poche vie d’uscita dalla Striscia di Gaza. La chiusura decisa nei mesi scorsi, con l’aumento delle ostilità, ha colpito duramente la popolazione civile. Migliaia di persone sono rimaste bloccate, senza poter uscire nemmeno per motivi di salute o familiari. L’annuncio di oggi dà qualche speranza, ma le condizioni poste da Israele rendono la riapertura tutt’altro che immediata.

In corso l’operazione per recuperare la salma di Ran Gvily

Nel comunicato si parla anche di una missione militare in corso da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) per riportare in patria la salma di Ran Gvily, uno degli ostaggi morti durante la prigionia. “In queste ore – si legge – l’IDF sta lavorando per recuperare il corpo di Ran Gvily e portarlo in Israele. Solo dopo questa operazione il valico di Rafah sarà aperto”.

Ran Gvily era stato rapito durante uno degli attacchi di Hamas nei mesi scorsi. La sua storia ha scosso l’opinione pubblica israeliana, che ha reagito con manifestazioni e appelli per la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani dei miliziani palestinesi. Secondo fonti militari, l’operazione è in fase avanzata, ma non sono stati forniti dettagli su tempi o modalità.

Il piano Trump e le reazioni dal mondo

La riapertura parziale di Rafah fa parte del più ampio piano in 20 punti di Trump, lanciato qualche settimana fa. L’obiettivo è rilanciare il dialogo tra Israele e Palestina, ma la proposta ha già diviso la comunità internazionale. Stati Uniti ed Egitto hanno espresso sostegno, sottolineando la necessità di sicurezza e stabilità in zona. Dall’altra parte, alcune organizzazioni umanitarie hanno criticato le condizioni imposte da Israele, giudicate troppo rigide rispetto ai bisogni della popolazione civile di Gaza.

Fonti diplomatiche egiziane confermano che il Cairo segue con attenzione gli sviluppi e mantiene i contatti con tutte le parti. “L’Egitto è pronto a facilitare ogni soluzione che porti alla riapertura del valico – ha detto un funzionario del ministero degli Esteri egiziano – ma serve un impegno serio sulla sicurezza”.

Gli ostaggi al centro e lo sguardo al futuro

La questione degli ostaggi israeliani resta il nodo principale delle trattative. Secondo il governo di Tel Aviv, decine di persone sono ancora trattenute da Hamas o risultano disperse dopo gli ultimi scontri. Le famiglie continuano a chiedere un intervento deciso e non nascondono la loro frustrazione per la lentezza dei negoziati.

Nel frattempo, chi vive nella Striscia di Gaza aspetta segnali chiari sulla possibilità di uscire dal territorio o di ricevere aiuti dall’esterno. Anche se limitata e sotto stretto controllo israeliano, la riapertura di Rafah sarebbe un primo passo verso una normalizzazione dei movimenti. Ma tutto dipenderà dall’esito delle trattative e dalla capacità di trovare un accordo.

Per ora, la situazione resta in bilico. Solo dopo il recupero della salma di Ran Gvily e la restituzione degli ostaggi si capirà se il valico tornerà davvero operativo. Nel frattempo, tutti gli occhi sono puntati su Tel Aviv e sulle prossime mosse del governo Netanyahu.