Milano, 26 gennaio 2026 – Un centro europeo per il riciclo delle batterie esauste, soprattutto quelle al litio, potrebbe segnare una svolta decisiva per ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di materie prime strategiche. A lanciare l’idea è Elza Bontempi, docente all’Università di Brescia, in uno studio pubblicato sulla rivista Resources, Environment and Sustainability. Il momento è cruciale: la corsa all’elettrificazione accelera, ma il Vecchio Continente resta quasi completamente legato alle forniture estere di litio e cobalto, con la Cina che domina il mercato globale.
Europa in trappola: la dipendenza dalle materie prime
Secondo Bontempi, l’Europa si trova “in una posizione difficile”. La capacità di riciclo delle batterie esauste è ferma a 0,5 milioni di tonnellate all’anno, un numero che, messo a confronto con quello della Cina, sembra quasi irrisorio. Pechino, infatti, ricicla circa 100 volte di più. “Recuperiamo poco rispetto a quello che importiamo a caro prezzo”, spiega la ricercatrice. E non è tutto: oltre il 50% della ‘black mass’ – la polvere scura ricca di litio e cobalto ottenuta dalle batterie usate – viene esportata dall’Europa verso l’Asia. Da lì, spesso, quei materiali tornano sotto forma di nuovi prodotti, con costi aggiuntivi e una perdita di valore strategico.
Il progetto pilota: un centro modulare per il riciclo
La proposta di Bontempi punta alla creazione di un centro di riciclo modulare, un progetto pilota capace di trattare tra 1.000 e 5.000 tonnellate di materiale ogni anno. Un primo passo concreto, dice la docente, per cambiare rotta. “Abbiamo le competenze e le risorse per migliorare la situazione”, sottolinea. Il centro dovrebbe combinare diverse tecnologie, in modo flessibile e scientificamente validato, senza affidarsi a un unico metodo “perfetto”. Solo così si potrà trasformare le batterie esauste in una vera risorsa interna.
‘Black mass’: da problema a risorsa europea
Al centro della questione c’è la cosiddetta ‘black mass’, una polvere scura ricca di litio, cobalto e altri metalli preziosi, che si ottiene lavorando le batterie usate. Oggi più della metà di questa sostanza lascia l’Europa per essere trattata in Asia. Questo flusso non è solo un danno economico, ma anche un rischio strategico: i materiali recuperati vengono poi riacquistati dall’estero, spesso a prezzi più alti. “Il futuro del riciclo non dipenderà da un singolo processo ‘perfetto’, ma dalla capacità di combinare tecnologie diverse”, spiega Bontempi. L’obiettivo è chiaro: evitare che le batterie delle auto elettriche e dei dispositivi diventino un rifiuto difficile e costoso da smaltire.
Un’occasione per l’industria europea
Il riciclo delle batterie sarà un tema sempre più importante con l’aumento di veicoli elettrici e dispositivi portatili. Secondo lo studio, la domanda di litio e cobalto continuerà a salire, mentre le risorse sono concentrate in poche zone del mondo. Così, l’Europa rischia di restare esposta alle oscillazioni del mercato e alle decisioni dei grandi produttori asiatici. Avviare un centro pilota potrebbe essere il primo passo verso una maggiore autonomia strategica.
Ricerca e industria: la sfida è appena iniziata
Per ora è solo una proposta scientifica, ma il dibattito è già aperto anche tra politici e imprese. Diverse aziende europee investono già in tecnologie per recuperare materiali critici dalle batterie esauste, ma la strada è ancora lunga. “Serve un approccio condiviso e integrato”, ribadisce Bontempi, “solo così potremo trasformare una sfida ambientale in un’opportunità economica”. Mentre si attendono sviluppi concreti, il tema resta sul tavolo delle istituzioni europee e delle aziende del settore.
