Milano, 27 gennaio 2026 – L’economia italiana sembra bloccata, in una fase di quasi-stallo. I segnali di debolezza si vedono chiaramente nell’export, nei consumi e nell’industria. L’unica vera spinta arriva dagli investimenti legati al Pnrr, che tengono a galla il Pil. È questo il quadro che emerge dall’ultimo report del Centro Studi di Confindustria (Csc), che mette in luce una situazione complicata, segnata da venti contrari sul mercato valutario e da un clima di incertezza internazionale.
Export in difficoltà, famiglie più attente a risparmiare
Secondo il Csc, il 2025 si è chiuso con un export italiano debole, messo sotto pressione dal dollaro in calo e da una domanda globale incerta. “Il prezzo del petrolio non scende più, il dollaro debole pesa sull’export”, si legge nella nota. A complicare le cose ci sono anche le tensioni geopolitiche, con situazioni come quella in Venezuela e Groenlandia che aumentano la confusione sui mercati. In Italia, tutto questo spinge le famiglie a risparmiare di più, frenando i consumi. Gli esperti avvertono: così si rischia di rallentare ancora la ripresa.
Industria instabile, Pil sorretto dagli investimenti Pnrr
Il settore industriale resta fragile. Il Csc parla di un’industria “volatile”, senza segnali di una vera ripresa strutturale. Anche a fine 2025, la produzione oscilla senza una direzione chiara. A tenere su il Pil sono gli investimenti, soprattutto quelli legati al Pnrr. “L’ultima spinta del Pnrr, la riduzione dei tassi e la ripresa del credito stanno dando una mano”, spiegano dal Centro Studi. Ma la crescita resta fragile e dipende molto dagli incentivi e dai fondi europei.
Energia: petrolio e gas restano cari
Sul fronte energia, il rapporto evidenzia che i prezzi del petrolio e del gas naturale non calano più. Il gas, in particolare, resta più che il doppio rispetto al 2019. Questo pesa sui costi delle imprese e sulle bollette delle famiglie. “Anche il prezzo del gas si è stabilizzato a livelli alti”, si legge nel documento. Il risultato è una pressione costante sui margini delle aziende e sui bilanci domestici.
Oro in rialzo: rifugio sicuro nei momenti di crisi
L’oro corre, con una crescita importante. Gli analisti del Csc spiegano che “le tensioni spingono l’oro, mentre la Borsa non si ferma”. L’oro resta il bene rifugio preferito in tempi di crisi e instabilità finanziaria. La domanda è salita anche per la “sfiducia” verso gli Stati Uniti, alimentata da politiche commerciali incerte, dubbi sul debito pubblico (arrivato al 120% del Pil nel 2025) e tensioni geopolitiche.
Borsa italiana in crescita, dollaro sempre più debole
Nonostante l’incertezza, i mercati azionari europei hanno fatto bene nel 2025. La Borsa italiana ha messo a segno un +28,4%, superando Germania (+20%) e Stati Uniti (+14%). Un risultato che sorprende, visto che Piazza Affari spesso restava indietro rispetto agli altri grandi mercati. Il Csc sottolinea che non c’è stata una fuga dalle azioni, ma piuttosto una flessione dei titoli Usa rispetto a quelli europei.
Sul fronte delle valute, la “fuga dagli Usa” ha indebolito il dollaro rispetto all’euro: a gennaio 2026 la svalutazione è del 13% rispetto a un anno fa (1,17 dollari per euro da luglio 2025, contro 1,04 dell’anno precedente). I rendimenti dei titoli americani a dieci anni sono saliti al 4,29%, ben sopra la media del 2,40% degli ultimi dieci anni.
Eurozona in difficoltà, Usa e Cina tengono il passo
Nel complesso, la crescita nell’Eurozona resta debole. Gli Stati Uniti hanno fatto meglio del previsto, nonostante le difficoltà interne. La Cina ha centrato l’obiettivo con un Pil al +5% nel 2025. “La perdita di fiducia verso gli Usa nasce dalle loro politiche commerciali, dai dubbi sul debito e dalle tensioni geopolitiche”, spiegano dal Csc.
Il quadro è chiaro: l’Italia naviga tra incertezze globali e fragilità interne. Per ora, solo gli investimenti legati al Pnrr sembrano offrire una strada concreta per la crescita nei prossimi mesi.
