Confindustria: l’economia stagna mentre l’oro raggiunge nuovi picchi di tensione

Confindustria: l'economia stagna mentre l'oro raggiunge nuovi picchi di tensione

Confindustria: l'economia stagna mentre l'oro raggiunge nuovi picchi di tensione

Giada Liguori

Gennaio 27, 2026

Roma, 27 gennaio 2026 – L’economia italiana è praticamente ferma. A dirlo è il Centro studi di Confindustria (Csc), che questa mattina ha diffuso a Roma il suo consueto report mensile sulla congiuntura. I segnali non sono incoraggianti: export debole, consumi in calo, industria incerta e investimenti che camminano soprattutto grazie al Pnrr. Intanto, la scena internazionale resta segnata da incertezza e tensioni sui mercati delle materie prime.

Export in crisi e consumi fermi

Il messaggio del Csc è chiaro: il dollaro debole mette in difficoltà le esportazioni italiane. La domanda interna, invece, si trascina a fatica. Le famiglie preferiscono mettere da parte i soldi invece di spenderli. Una scelta che si è fatta più netta negli ultimi mesi, complici anche le notizie da Venezuela e Groenlandia, che alimentano il clima di incertezza globale. “In Italia, questa incertezza spinge le famiglie a risparmiare e a frenare i consumi”, si legge nel rapporto.

Prezzi di petrolio e gas tornano a salire

Sul fronte energetico, non ci sono buone notizie. Il prezzo del petrolio ha smesso di scendere e il gas naturale resta alto: “Anche il prezzo del gas non cala più, e si trova a livelli più che doppi rispetto al 2019”, sottolinea il Csc. Questi rincari pesano sui costi delle imprese e sulle tasche delle famiglie. L’aumento delle materie prime energetiche fa salire anche le aspettative sull’inflazione nei prossimi mesi.

Oro rifugio, Borsa resiste

In tempi difficili, l’oro torna a essere un bene rifugio. Il Centro studi nota come il metallo giallo salga in fretta nei momenti di crisi: “L’oro registra rialzi marcati perché è considerato un investimento sicuro, senza rischio”. Nonostante le tensioni, però, la Borsa italiana tiene duro. “Le tensioni spingono l’oro, ma non fermano la Borsa”, spiega il Csc, segnalando una solidità dei mercati che sorprende molti.

Industria altalenante, investimenti solo ancora traino

L’industria resta instabile. “Anche a fine 2025 l’industria è volatile”, si legge nel documento. La produzione fa su e giù senza una direzione chiara. In questo scenario, gli investimenti sono l’unico vero motore del Pil italiano. “Sono gli investimenti a tenere in piedi il Pil”, ribadisce il Centro studi, evidenziando il ruolo chiave del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) nel sostenere la crescita.

Segnali incoraggianti: tassi in calo e credito in ripresa

Qualche nota positiva c’è. Il Csc segnala una “riduzione dei tassi sovrani” e una “ripresa del credito”, due elementi che potrebbero dare una mano alla ripresa nei prossimi mesi. L’accelerazione nell’attuazione del Pnrr viene vista con favore dagli analisti: “L’ultima spinta sul Pnrr ha effetti positivi”, si legge nel rapporto.

Eurozona debole, Italia quasi ferma

Il quadro italiano si inserisce in una Eurozona altrettanto debole. La crescita è lenta in gran parte dei Paesi dell’area euro e le prospettive per il 2026 restano incerte. Secondo il Csc, l’Italia è praticamente ferma, con pochi margini di manovra se non puntando su un aumento degli investimenti pubblici e privati.

Cautela per i mesi a venire

Guardando avanti, il Centro studi invita a non abbassare la guardia. “L’incertezza resta alta”, spiegano gli analisti, che indicano come priorità la stabilità dei prezzi energetici e una spinta alla domanda interna. Solo così, sottolineano, si potrà parlare di una vera ripresa per l’economia italiana. Nel frattempo, famiglie e imprese aspettano segnali più chiari dal mercato globale e dalle istituzioni europee.