Crans-Montana: la chiave per una democrazia forte è la separazione dei poteri

Crans-Montana: la chiave per una democrazia forte è la separazione dei poteri

Crans-Montana: la chiave per una democrazia forte è la separazione dei poteri

Matteo Rigamonti

Gennaio 27, 2026

Ginevra, 27 gennaio 2026 – Il Dipartimento degli Affari esteri della Svizzera ha ribadito oggi, in una nota all’ANSA, che l’indagine sul tragico incendio di Crans-Montana, costato la vita a 40 giovani di diverse nazionalità, è di competenza esclusiva della giustizia vallesana, non della politica. Una presa di posizione chiara, arrivata dopo la richiesta italiana di una collaborazione più stretta tra le autorità giudiziarie di entrambi i Paesi, per fare chiarezza sulle cause dell’incidente avvenuto nella località alpina tra la notte del 24 e 25 gennaio.

Separazione dei poteri: la giustizia vallesana al centro dell’inchiesta

Nel comunicato, il Dipartimento ricorda come nel sistema democratico svizzero la separazione dei poteri sia un principio fondamentale, che assegna a ciascun organo dello Stato compiti precisi e indipendenti. Per questo motivo, la gestione dell’inchiesta è affidata alla magistratura locale, in particolare alla Procura del Canton Vallese, che da venerdì scorso guida le indagini sul rogo divampato nel residence “Alpenblick”, dove erano ospitati oltre cento ragazzi per un campo internazionale.

Fonti vicine all’inchiesta confermano che i rilievi tecnici sono ancora in corso. Gli investigatori svizzeri, supportati da esperti forensi e vigili del fuoco, stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dell’incendio e individuare eventuali responsabilità. “Non ci sono scorciatoie”, ha spiegato un funzionario della polizia cantonale. “Serve tempo per analizzare ogni dettaglio”.

La richiesta italiana di collaborazione e la risposta svizzera

La presa di posizione elvetica segue la richiesta del Ministero degli Esteri italiano che aveva chiesto una “stretta collaborazione” tra le autorità giudiziarie dei due Paesi. L’obiettivo è garantire trasparenza e rapidità nelle indagini, considerando anche che almeno 12 delle vittime erano italiane, come confermato dalla Farnesina, e che tra i giovani coinvolti c’erano ragazzi provenienti da Francia, Spagna, Germania, Polonia e altri Paesi europei.

Il Dipartimento svizzero ha fatto sapere di aver “preso atto” della richiesta italiana, precisando però che “la collaborazione riguarda le autorità giudiziarie competenti”. In pratica, il coordinamento avverrà direttamente tra le magistrature, senza interferenze politiche. “Svizzera e Italia hanno lo stesso obiettivo”, si legge nella nota: “Chiarire in modo rapido, trasparente ed esaustivo le circostanze che hanno portato alla morte di 40 giovani, e chiamare i responsabili a risponderne”.

Indagini in corso: tempi lunghi e nessuna pista esclusa

Il procuratore capo del Vallese, Jean-Luc Favre, ha detto che “le verifiche andranno avanti almeno per tutta la settimana”. Gli inquirenti stanno ascoltando i superstiti, alcuni ancora ricoverati all’ospedale di Sion, e stanno analizzando i materiali recuperati tra le macerie. Un portavoce della polizia locale ha sottolineato che “nessuna pista viene esclusa”, anche se finora non ci sono elementi che facciano pensare a un incendio doloso.

Nel frattempo, i parenti delle vittime sono arrivati a Crans-Montana già nelle prime ore di sabato. Alcuni hanno chiesto di visitare il luogo del disastro, altri si sono stretti in silenzio davanti al municipio. “Vogliamo solo sapere cosa è successo davvero”, ha detto una madre italiana ai cronisti.

L’eco internazionale e la pressione delle famiglie

La tragedia ha scosso anche i Paesi vicini. In Italia, Francia e Spagna si sono moltiplicati gli appelli per una ricostruzione veloce e trasparente dei fatti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso “vicinanza alle famiglie colpite”, mentre il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha chiesto “la massima collaborazione possibile”.

A Crans-Montana, la comunità locale si è unita attorno ai familiari delle vittime. Domenica sera, alle 18.30, nella chiesa di San Michele Arcangelo si è tenuta una veglia di preghiera. Il sindaco Philippe Favre ha dichiarato: “Siamo sconvolti. Faremo tutto il possibile per sostenere chi ha perso i propri cari”.

Aspettando la verità: i prossimi passi

Nei prossimi giorni sono attesi i primi risultati delle analisi tecniche sui materiali incendiati. Gli inquirenti svizzeri hanno assicurato che terranno aggiornate le autorità italiane sugli sviluppi. Solo quando i dati saranno completi si potrà capire se ci sono state negligenze o violazioni delle norme di sicurezza.

Per ora resta il dolore delle famiglie e una domanda che pesa: come è stato possibile che una notte di festa si trasformasse in una tragedia così terribile?