Franco, il malato di tumore che ha sfidato il pronto soccorso: otto ore a terra e una storia da raccontare

Franco, il malato di tumore che ha sfidato il pronto soccorso: otto ore a terra e una storia da raccontare

Franco, il malato di tumore che ha sfidato il pronto soccorso: otto ore a terra e una storia da raccontare

Matteo Rigamonti

Gennaio 27, 2026

Senigallia, 27 gennaio 2026 – Franco Amoroso, il paziente oncologico che aveva commosso l’Italia per la lunga attesa su una barella mai arrivata al pronto soccorso di Senigallia, si è spento ieri nella sua casa. Aveva 61 anni. La sua storia, diventata simbolo delle difficoltà della sanità pubblica italiana, si è chiusa proprio nel giorno in cui l’Azienda sanitaria territoriale di Ancona ha concluso l’indagine interna sul caso.

Otto ore a terra al pronto soccorso: la foto che ha fatto il giro d’Italia

Il 16 gennaio una foto scattata nel corridoio del pronto soccorso di Senigallia ha cominciato a girare sui social e nelle redazioni: Franco, disteso a terra, con il catetere ancora attaccato, in attesa di una barella che non arrivava. Otto ore così, tra il dolore e lo sguardo preoccupato della moglie Cecilia. “Non ce la faceva più a stare seduto – aveva raccontato lei – e nessuno riusciva a trovare una soluzione”. L’immagine ha scatenato subito reazioni forti: rabbia, indignazione, solidarietà. In pochi giorni, la vicenda è diventata un caso nazionale.

Il peggioramento improvviso e l’ultimo addio

Originario di Treviso e da anni residente a Senigallia, Amoroso lottava da due anni contro un tumore. Negli ultimi giorni le sue condizioni sono peggiorate rapidamente. A casa, assistito dalla moglie e dai volontari dell’Associazione Oncologica Senigalliese, ha affrontato le ultime ore con dignità. “Il mio amato Franco non c’è più”, ha detto ieri Cecilia, con la voce rotta dal dolore. Giovedì scorso erano stati insieme all’Oncologia di Torrette, ad Ancona; venerdì Franco aveva accettato via email una nuova terapia. “Ma forse è meglio così – ha confidato la moglie – ha sopportato dolori troppi grandi”.

L’indagine interna e le risposte delle istituzioni

La direzione dell’Azienda sanitaria territoriale di Ancona ha aperto subito un’indagine interna dopo la diffusione della foto. Un’inchiesta veloce, chiusa proprio ieri, che dovrà accertare se ci siano state responsabilità o problemi organizzativi. “Abbiamo seguito ogni passaggio con attenzione”, ha detto una fonte della direzione sanitaria. Nel frattempo, la vicenda è arrivata anche in Parlamento: la senatrice Sandra Zampa (Pd), il 19 gennaio, ha chiesto un’ispezione ministeriale al pronto soccorso di Senigallia. “Non possiamo permettere che queste cose succedano ancora”, ha dichiarato Zampa in aula.

Sanità pubblica sotto stress: la discussione si accende

La storia di Franco Amoroso ha riaperto il dibattito sulle condizioni dei pronto soccorso in Italia. Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2025 le segnalazioni di attese superiori alle sei ore sono aumentate del 15% rispetto all’anno precedente. “Il personale è allo stremo”, ammette un’infermiera del reparto emergenza di Senigallia, che preferisce restare anonima. “Siamo pochi e i pazienti troppi. Ogni giorno è una battaglia”. La Regione Marche ha annunciato un piano straordinario per rafforzare gli organici e migliorare la gestione dei casi più gravi.

Un simbolo suo malgrado

Franco non voleva diventare un simbolo. Eppure la sua storia – fatta di attese, sofferenza e dignità – ha costretto molti a guardare in faccia le difficoltà quotidiane della sanità pubblica. “Non cerchiamo colpevoli – ha aggiunto Cecilia – ma rispetto per chi soffre”. I funerali si terranno domani a Senigallia, nella chiesa di San Martino, alle 15. Intanto, la città si interroga: cosa resta dopo Franco? Forse solo una domanda che rimbalza tra i corridoi degli ospedali e le case di chi aspetta: può davvero bastare una foto per cambiare le cose?