Gme: il balzo del prezzo dell’elettricità a 147,72 euro per megawattora

Gme: il balzo del prezzo dell'elettricità a 147,72 euro per megawattora

Gme: il balzo del prezzo dell'elettricità a 147,72 euro per megawattora

Giada Liguori

Gennaio 27, 2026

Roma, 27 gennaio 2026 – Il prezzo medio dell’energia elettrica in Italia ha toccato quota 147,72 euro per megawattora nella settimana dal 19 al 25 gennaio, secondo i dati diffusi oggi dal Gestore dei mercati energetici (Gme). Un numero che racconta bene la situazione attuale del mercato elettrico, tra alti e bassi legati sia alla domanda interna che agli eventi internazionali.

Prezzo energia elettrica: cosa dicono i numeri della settimana

Nel dettaglio, il Pun index Gme – il riferimento principale per il costo all’ingrosso dell’energia in Italia – ha segnato una media di 147,72 euro/MWh. Il dato, pubblicato questa mattina dal Gme, mostra una leggera variazione rispetto alle settimane passate, con differenze nette tra le varie zone del Paese. In Calabria e Sicilia il prezzo medio si è fermato a 141,19 euro/MWh, mentre nel Centro Nord è salito a 149,18 euro/MWh. Questa differenza, spiegano gli esperti, è legata a fattori strutturali come la disponibilità di infrastrutture e la presenza di fonti rinnovabili.

Volumi scambiati e liquidità: come gira il mercato

Nella stessa settimana, i volumi di energia scambiati sulla borsa del Gme hanno raggiunto i 5,1 milioni di megawattora. Un segnale chiaro dell’importanza della piattaforma del Gme per definire i prezzi e regolare gli scambi tra produttori e distributori. La liquidità del mercato, cioè la quota di energia trattata in borsa rispetto al totale dei consumi, si è attestata all’82,5%. “Un livello che assicura trasparenza e competitività”, ha commentato un portavoce del Gestore, evidenziando come la liquidità sia uno degli indicatori più seguiti dagli operatori.

Prezzi diversi al Sud e al Nord: cosa c’è dietro

Le differenze tra le macroaree italiane restano evidenti. Il Sud Italia mantiene prezzi leggermente più bassi rispetto al Nord. Gli esperti spiegano che questo dipende sia dalla presenza di impianti a fonti rinnovabili – soprattutto fotovoltaico ed eolico – sia da una domanda meno intensa rispetto al Centro Nord. “Il sistema elettrico italiano ha ancora alcune rigidità infrastrutturali”, ha precisato un analista del settore, “che si riflettono in questi scostamenti di prezzo tra le zone”.

Mercati internazionali e cosa aspettarsi

Questo periodo arriva mentre i mercati energetici europei sono ancora condizionati dalle tensioni internazionali e dalla volatilità delle materie prime. Il Pun italiano, pur restando alto rispetto alla media storica, ha mostrato una certa stabilità nelle ultime settimane. Fonti del Gme spiegano che “la situazione è monitorata con attenzione”, soprattutto in vista delle prossime settimane invernali, quando la domanda potrebbe salire per il freddo.

Reazioni e conseguenze per famiglie e imprese

Le associazioni dei consumatori hanno espresso preoccupazione. “Il costo dell’energia resta troppo alto per famiglie e imprese”, ha detto Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori. “Serve un intervento strutturale per alleggerire le bollette”. Dal fronte degli operatori, invece, si sottolinea la necessità di investire nelle reti e nelle fonti rinnovabili, per limitare le oscillazioni dei prezzi e garantire più sicurezza negli approvvigionamenti.

Occhi puntati sui prossimi dati

Il Gestore dei mercati energetici pubblicherà i nuovi dati settimanali lunedì prossimo. Gli analisti seguiranno con attenzione l’andamento dei prezzi nelle prossime settimane, soprattutto in relazione ai consumi stagionali e alle possibili novità sulle forniture dall’estero. Per ora, il quadro è quello di un mercato stabile, ma ancora soggetto a variabili esterne difficili da prevedere.