Milano, 27 gennaio 2026 – Le agenzie per il lavoro si preparano a un 2026 pieno di sfide, con lo sguardo puntato sugli inattivi e sulla spinta verso politiche più concrete e incisive. A tracciare la rotta è Francesco Baroni, presidente di Assolavoro, che in un’intervista a Adnkronos/Labitalia ha spiegato come muoversi nel nuovo anno. Dopo un 2025 con dati positivi sull’occupazione, il settore guarda avanti con un cauto ottimismo, consapevole però che restano nodi da sciogliere.
Occupazione in crescita, ma il problema degli inattivi non si risolve
Il 2025 si è chiuso con un aumento significativo dell’occupazione, soprattutto grazie ai contratti a tempo indeterminato, racconta Baroni. Un segnale che, secondo lui, dovrebbe calmare un po’ le paure sulla precarietà. Ma la vera questione resta quella degli inattivi: persone che non lavorano, non cercano lavoro e non studiano. “La loro riduzione è stata ancora molto limitata”, ammette Baroni, sottolineando che serve “un lavoro serio e strutturato” per cambiare rotta.
I dati Istat parlano chiaro: nel 2025 il tasso di inattività tra i 15 e i 64 anni si è fermato appena sotto il 34%, in calo di poco rispetto all’anno prima. Ma gli inattivi restano tanti, più di 12 milioni. Per Baroni serve “una collaborazione pubblico-privato più forte e concreta”, con politiche attive e formazione mirata come strumenti chiave per riportarli nel mercato del lavoro.
Giovani e donne, la sfida è orientarsi e formarsi meglio
Un altro nodo riguarda chi si è avvantaggiato dalla crescita: “Il dato sugli over 50 è importante”, dice Baroni, “ma per far crescere davvero giovani e donne serve investire su orientamento e formazione”. In Italia, secondo Eurostat, l’occupazione femminile è tra le più basse d’Europa, intorno al 52%, e la disoccupazione giovanile supera ancora il 20% in alcune regioni del Sud.
Baroni insiste: “Serve un cambio di passo, sia culturale che operativo”, per creare percorsi formativi su misura e colmare il divario tra domanda e offerta. “Aggiornarsi continuamente non è più un optional, ma una necessità”, ribadisce, invitando a mettere da parte aspettative che non tengono conto di ciò che le imprese davvero cercano.
Lavoro in somministrazione: domanda stabile, ma mancano le competenze giuste
Sul fronte della somministrazione di lavoro, per il 2026 Baroni prevede “un anno in continuità con il 2025”. La domanda resta stabile, concentrata però su figure di livello medio-alto. In certi casi, la difficoltà nel trovare personale arriva al 60%. “Mancano tecnici specializzati in automazione industriale, soluzioni digitali, cyber security ed energia”, spiega. Ma anche settori tradizionali come costruzioni, logistica, turismo e socio-sanitario fanno fatica a trovare personale qualificato.
Le agenzie per il lavoro giocano un ruolo fondamentale: “Aiutano le aziende a rispondere rapidamente ai picchi di domanda e a gestire meglio l’organizzazione”, sottolinea Baroni.
Manovra economica: tra luci e ombre per il lavoro
Sulle politiche pubbliche, Baroni riconosce “con attenzione” gli sforzi del Governo nella Manovra economica, dagli aiuti alle famiglie ai contributi per l’inclusione femminile. Però rimarca che bisogna rafforzare le politiche attive del lavoro in modo più stabile. Il programma Gol del Pnrr, ricorda, “non ha dato risultati brillanti”. Da qui l’appello a investire in modo più efficace e con risultati misurabili.
Dazi Usa e incertezza internazionale: il mercato italiano sotto pressione
L’incertezza sul piano geopolitico – dai dazi Usa alle tensioni internazionali – pesa sulle decisioni delle imprese. “Il rischio è che molte aziende rimandino i piani di crescita o frenino l’espansione”, spiega Baroni. I settori più a rischio sono quelli legati alle catene globali del valore e alle esportazioni. In questo scenario, la flessibilità della somministrazione diventa uno strumento prezioso per affrontare i cambiamenti senza far pagare il prezzo ai lavoratori.
Intelligenza artificiale: opportunità da cogliere con formazione adeguata
L’intelligenza artificiale sta già cambiando il mercato del lavoro in Italia. “Le aziende la stanno adottando sempre di più”, osserva Baroni, “con benefici in termini di efficienza e risultati”. Il cambiamento sarà profondo e richiederà nuove competenze e percorsi formativi mirati, per sfruttare al meglio la rivoluzione digitale in corso.
Contro il lavoro nero, le agenzie come alleate
Sul fronte del lavoro nero, Baroni non usa mezzi termini: “C’è ancora molto da fare”. Questo fenomeno danneggia sia i lavoratori sia le imprese regolari, abbassando la qualità complessiva del mercato. Le agenzie possono offrire alternative legali e rapide, sia alle aziende sia ai lavoratori. “Per combattere l’irregolarità serve anche la capacità di proporre soluzioni concrete”, conclude.
La sfida del 2026 si gioca su più fronti: inclusione degli inattivi, formazione continua, flessibilità controllata e lotta al lavoro irregolare. Le agenzie per il lavoro si preparano a essere protagoniste di una partita complessa, ma decisiva per il futuro dell’occupazione italiana.
