Palermo, 27 gennaio 2026 – Il governo si prepara a dichiarare lo stato di emergenza per la Sicilia e altre zone del Sud colpite dal violento ciclone Harry, mentre resta aperto il dibattito su come affrontare la più grande sfida: la crisi climatica. A rompere il silenzio con parole chiare è Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, che chiede un cambio di marcia nelle politiche di prevenzione e adattamento.
Sicilia in ginocchio, governo pronto a intervenire
Nel primo pomeriggio a Roma, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il decreto che riconosce lo stato di emergenza per le aree più colpite dal maltempo. In Sicilia, tra Catania e Siracusa, i segni del ciclone sono evidenti: strade sommerse dall’acqua, coltivazioni distrutte, famiglie costrette a lasciare le loro case nella notte tra sabato e domenica. Ma per Ciafani “l’Italia corre dietro alle emergenze invece di evitarle”, un ritornello che si ripete ad ogni calamità naturale che piega interi territori.
Pnacc: un piano sulla carta, mai concretizzato
Al centro delle critiche di Legambiente c’è il Pnacc, il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Approvato tre anni fa, il piano non è mai partito davvero per mancanza di fondi. “Non sono mai arrivati i soldi necessari”, spiega Ciafani, che sottolinea come anche nell’ultima legge di bilancio non sia stato previsto un euro per il Pnacc. Un vuoto che pesa, soprattutto con l’aumento degli eventi estremi: secondo l’Ispra, nel 2025 l’Italia ha contato oltre 150 episodi tra alluvioni, trombe d’aria e ondate di calore.
Legambiente chiede interventi concreti e immediati
Per l’associazione ambientalista, non basta correre ai ripari quando è già troppo tardi. “Chiediamo al governo di agire subito: non solo aiutare i territori colpiti dal ciclone Harry, ma mettere in campo una vera strategia nazionale di prevenzione”, ribadisce Ciafani. Tra le priorità, c’è la messa in pratica del Pnacc, magari usando – suggerisce Legambiente – parte dei fondi destinati al Ponte sullo Stretto di Messina. Un tema che divide, mentre il governo spinge sull’infrastruttura, la legge contro il consumo di suolo resta ferma in Parlamento dal 2012.
Consumo di suolo e territorio: la partita decisiva
Per Legambiente, la lotta al cambiamento climatico passa anche dalla gestione del territorio. “Serve approvare la legge contro il consumo di suolo, riaprire fossi e fiumi coperti in passato, recuperare la capacità del suolo di assorbire l’acqua”, spiega Ciafani. In pratica, meno cemento e asfalto, più sistemi naturali per gestire le piogge intense. Una ricetta che convince molti amministratori locali, alle prese con reti idriche vecchie e quartieri costruiti senza guardare ai rischi del clima che cambia.
Il governo resta in attesa, le zone colpite si rimboccano le maniche
Per ora il governo non ha risposto alle richieste di Legambiente. Fonti vicine al Ministero dell’Ambiente assicurano che “il tema è all’attenzione dell’esecutivo”, ma nessuna novità concreta sui fondi per il Pnacc è arrivata. Nel frattempo, nelle zone devastate dal ciclone Harry si lavora per tornare alla normalità: scuole chiuse a Lentini e Francofonte, squadre della Protezione civile al lavoro per sgomberare le strade dai detriti.
Tra rabbia e rassegnazione: la voce di chi vive la crisi
Nelle piazze dei paesi siciliani colpiti dal maltempo si respira un mix di rabbia e rassegnazione. “Ogni anno la stessa storia”, racconta Giuseppe, agricoltore di Carlentini, guardando i campi sommersi. Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, chiede “interventi strutturali, non solo emergenze”, ricordando che “prevenire costa meno di riparare i danni”. Un concetto semplice, ma che fatica a diventare azione politica.
Quando le sirene si spegneranno e i riflettori si allontaneranno, resterà la domanda: come vuole davvero l’Italia affrontare la sfida della crisi climatica? Per ora, la risposta è ancora in bilico tra emergenze e attese.
