Petrolio in discesa: Wti scende sotto i 61 dollari

Petrolio in discesa: Wti scende sotto i 61 dollari

Petrolio in discesa: Wti scende sotto i 61 dollari

Giada Liguori

Gennaio 27, 2026

Milano, 27 gennaio 2026 – Il prezzo del petrolio ha iniziato la giornata in calo sui principali mercati delle materie prime. Sia il WTI che il Brent con consegna a marzo hanno perso terreno. Alle 9.30, ora italiana, il West Texas Intermediate scambiava a 60,52 dollari al barile, in calo dello 0,21% rispetto alla chiusura di ieri. Il Brent invece si fermava a 66,37 dollari al barile, con un calo dello 0,34%. Dietro questo movimento, dicono gli operatori di Piazza Affari, c’è l’incertezza degli investitori sulle prospettive della domanda globale e le tensioni geopolitiche ancora aperte.

Mercati in allerta: domanda debole e tensioni che pesano

Il calo del petrolio, spiegano gli analisti di Intesa Sanpaolo, arriva in un momento di generale cautela. “Gli operatori stanno cercando di capire come influiranno le ultime stime sulla crescita economica mondiale”, dice un trader milanese contattato poco dopo l’apertura. La domanda di greggio resta sotto pressione, tra la frenata dell’industria cinese e una ripresa europea ancora incerta. Solo pochi giorni fa, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha rivisto al ribasso le previsioni di consumo per il primo trimestre 2026.

Non basta. Le tensioni in Medio Oriente, soprattutto tra Iran e Stati Uniti, continuano a pesare sull’umore degli investitori. Eppure, per ora, non si vedono rialzi forti nei prezzi. “Il mercato sembra aver già fatto i conti con i rischi geopolitici”, ammette un analista di Goldman Sachs. La volatilità resta bassa: i volumi scambiati questa mattina a Londra e New York sono nella media delle ultime settimane.

Cosa cambia per l’Italia e i consumatori

Il movimento del petrolio non passa inosservato nemmeno da noi. Secondo le prime stime di Nomisma Energia, un calo prolungato potrebbe portare a una leggera riduzione dei prezzi alla pompa nelle prossime settimane. “Se la tendenza si conferma, potremmo vedere la benzina sotto 1,80 euro al litro”, spiega Davide Tabarelli, presidente della società bolognese. Al momento però, i distributori restano cauti. “Aspettiamo di vedere come si muove il mercato internazionale”, dice un gestore di una stazione Eni a Porta Romana, Milano.

Sul fronte internazionale, i paesi esportatori dell’OPEC+ sono vigili. Solo pochi giorni fa, il ministro dell’Energia saudita ha ribadito l’intenzione di mantenere i tagli alla produzione almeno fino a giugno. Una mossa pensata per sostenere i prezzi, ma che, secondo alcuni, rischia di non bastare di fronte alla domanda debole.

Il futuro del petrolio: equilibrio precario

Gli operatori sono divisi su cosa aspettarsi nei prossimi mesi. Da una parte, c’è chi pensa che i prezzi si stabilizzeranno intorno ai livelli attuali: “Senza una ripresa della domanda asiatica, non vedo grandi rialzi”, dice un broker di Londra. Dall’altra, qualcuno teme nuove turbolenze, legate a possibili escalation geopolitiche o a mosse improvvise dell’OPEC+.

Un report di Bloomberg uscito ieri segnala che molti hedge fund hanno ridotto le posizioni lunghe sul petrolio nelle ultime due settimane. Un segnale di prudenza che riflette la crescente incertezza sull’equilibrio tra offerta e domanda. Intanto, negli Stati Uniti la produzione resta alta: l’ultima rilevazione dell’Energy Information Administration parla di una media di 13 milioni di barili al giorno a gennaio.

Petrolio, energia e mercati in tensione

Il calo del petrolio si vede anche nelle borse. In apertura a Piazza Affari, Eni ha perso lo 0,4%, mentre Saipem e Tenaris hanno chiuso in rosso. Gli investitori tengono d’occhio anche il cambio euro-dollaro: un euro più debole potrebbe alleggerire l’impatto delle oscillazioni del greggio sui prezzi per i consumatori europei.

In sintesi, anche se la situazione è ancora molto fluida, il mercato del petrolio sembra muoversi tra prudenza e attesa. Tutti guardano alle prossime mosse dell’OPEC+, alle decisioni delle banche centrali e all’andamento della domanda mondiale. Per ora, il barile resta sotto pressione, e chi opera tra Milano e New York preferisce tenere il fiato corto.