Roma, 27 gennaio 2026 – A fine 2025, i dati diffusi oggi dall’Enea raccontano di un investimento complessivo per il Superbonus 110% che ha toccato quota 123 miliardi e 993 milioni di euro. Un numero che dà la misura di quanto questa misura fiscale abbia spinto gli interventi di efficientamento energetico e miglioramento sismico in tutta Italia, a quasi cinque anni dall’avvio. Il dato, aggiornato al 31 dicembre, arriva in un momento in cui si guarda con attenzione alle politiche di sostegno all’edilizia e al loro peso sui conti pubblici.
Superbonus 110%, i numeri dietro la misura
Secondo quanto riportato dall’Enea, gli investimenti per i lavori già conclusi e ammessi a detrazione sono stati 120 miliardi e 106 milioni di euro. La differenza con il totale, circa 3,8 miliardi, si spiega con i cantieri ancora aperti o le pratiche in attesa di verifica. Sul fronte degli edifici interessati, sono stati 502.544 in totale: una platea vasta e diversificata. Tra questi, 139.645 condomini, 245.480 edifici unifamiliari, 117.414 unità immobiliari indipendenti e infine 5 immobili A/9 – ovvero castelli o palazzi di pregio aperti al pubblico.
Il dato sui condomini, quasi 140 mila, conferma come il Superbonus abbia trovato terreno fertile soprattutto nelle grandi città, dove questo tipo di edifici è predominante. Invece, nei piccoli centri e nelle zone rurali, a fare la parte del leone sono state le case singole e le unità indipendenti.
L’effetto Superbonus su imprese e famiglie
Negli ultimi mesi, il ruolo del Superbonus 110% nel settore delle costruzioni è stato al centro di numerose analisi. L’Ance, l’associazione dei costruttori, sottolinea come la misura abbia spinto una crescita importante della produzione edilizia dal 2021 al 2024, portando anche a un aumento dell’occupazione. “Abbiamo visto più assunzioni nei cantieri e una ripresa nella domanda di materiali”, ha spiegato Gabriele Buia, presidente dell’Ance fino allo scorso dicembre.
Per tante famiglie, il Superbonus è stata una vera opportunità per migliorare l’efficienza energetica di casa e tagliare le bollette. “Senza questa detrazione non avremmo mai potuto affrontare una ristrutturazione così impegnativa”, racconta Anna, che abita in un condominio di via Prenestina a Roma, dove i lavori si sono conclusi lo scorso autunno.
Le ombre sul Superbonus: costi e burocrazia
Non sono mancati però i problemi. Il peso sui conti pubblici è stato oggetto di accesi dibattiti. Il Ministero dell’Economia avverte che la spesa legata al Superbonus, contando anche le detrazioni distribuite su più anni, peserà sul deficit nei prossimi tempi. “La misura ha dato una spinta all’economia, ma solleva dubbi sulla sostenibilità finanziaria”, ha ammesso il ministro Giancarlo Giorgetti durante un’audizione alla Camera lo scorso novembre.
Sul piano pratico, molti professionisti hanno denunciato difficoltà nella gestione delle pratiche e nei rapporti con le banche per la cessione del credito. “I tempi si sono allungati rispetto alle attese iniziali”, confida un amministratore di condominio di Milano, “e non è stato sempre facile trovare imprese disponibili”.
Cosa ci aspetta: scenari e possibili cambiamenti
Con la chiusura del 2025, il Superbonus entra in una nuova fase. Il governo sta pensando a possibili modifiche per contenere l’impatto sui conti pubblici e rendere gli interventi più mirati. Tra le ipotesi al vaglio, un taglio delle aliquote e criteri di accesso più stringenti, legati al reale risparmio energetico raggiunto.
Nel frattempo, secondo fonti del Ministero dell’Ambiente, si lavora a una revisione generale degli incentivi per la riqualificazione edilizia, con l’obiettivo di garantire continuità agli interventi più efficaci, senza pesare troppo sul bilancio dello Stato.
Il bilancio finale del Superbonus 110% resta aperto: da una parte, ha rappresentato un volano importante per l’edilizia e la transizione ecologica. Dall’altra, chiede ora scelte attente per il futuro delle politiche abitative e energetiche italiane.
