Houston, 28 gennaio 2026 – È partita la quarantena per l’equipaggio di Artemis II, la prima missione con astronauti che orbiteranno attorno alla Luna dopo più di cinquant’anni. Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch della Nasa, insieme a Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese, si sono messi in isolamento nel centro di Houston, Texas, da questa settimana. Lo scopo è chiaro: evitare qualsiasi malanno che possa mettere a rischio il lancio, previsto per il 6 febbraio dal Kennedy Space Center in Florida.
Quarantena stretta per Artemis II: niente rischi all’ultimo momento
La Nasa spiega che questa procedura è ormai una routine per tutte le missioni con equipaggio. “Non possiamo permetterci sorprese dell’ultimo minuto”, ha detto un portavoce. Gli astronauti vivono in una struttura apposita, con accessi limitati e controlli sanitari ogni giorno. Mascherine, distanziamento e ambienti disinfettati sono all’ordine del giorno. Però non è un isolamento totale: i quattro possono incontrare familiari e colleghi, ma sempre seguendo le stesse regole. “Serve anche il supporto umano, non solo quello tecnico”, ha ammesso Christina Koch durante un collegamento con i media.
Al Kennedy Space Center si corre verso il lancio
Mentre a Houston l’equipaggio si tiene lontano da rischi, in Florida i tecnici non si fermano un attimo. Il razzo Space Launch System e la capsula Orion sono già sulla storica piattaforma di lancio 39B al Kennedy Space Center. Gli ingegneri hanno finito i controlli su motori, sistemi meccanici e linee di propellente criogenico. Ora si punta al prossimo passo: il cosiddetto wet dress rehearsal, una prova completa di rifornimento e conto alla rovescia che si fermerà solo pochi secondi prima del lancio vero e proprio. Secondo il programma, questa simulazione dovrebbe svolgersi entro il 2 febbraio.
“Ogni dettaglio va controllato due volte”, ha spiegato il direttore di volo della Nasa, sottolineando quanto siano importanti questi test. Solo dopo aver superato tutte le verifiche, l’equipaggio potrà spostarsi in Florida, circa sei giorni prima del decollo. Qui alloggeranno nell’edificio dedicato a Neil Armstrong, continuando gli allenamenti e i controlli medici fino al momento dell’imbarco.
Addestramento serrato anche per il recupero in mare
Non ci sono solo astronauti e tecnici a terra. Sull’altra costa degli Stati Uniti, lungo le coste del Pacifico, il team incaricato del recupero post-missione è già al lavoro. Proseguono le prove per l’ammaraggio della capsula Orion, previsto circa dieci giorni dopo il lancio, con un atterraggio controllato nell’oceano. Il gruppo di recupero – composto da personale della Nasa e della Marina americana – si muoverà verso la zona designata nei giorni successivi al decollo.
“Abbiamo testato ogni possibile scenario”, ha raccontato uno degli ufficiali coinvolti nelle esercitazioni. Le operazioni prevedono di trovare la capsula rapidamente, recuperare gli astronauti e fare i primi controlli medici direttamente sulle navi d’appoggio.
Artemis II: il primo passo verso il ritorno sulla Luna
Artemis II è una tappa fondamentale del programma lunare americano. Dopo la missione senza equipaggio del 2022, sarà la prima volta dal 1972 che degli astronauti torneranno a orbitare intorno alla Luna. L’obiettivo della Nasa è mettere alla prova tutti i sistemi in vista dello sbarco che dovrebbe arrivare nei prossimi anni.
“Ci stiamo preparando da mesi”, ha ricordato Victor Glover in un’intervista recente. “Sappiamo che ogni dettaglio conta”. La partenza del 6 febbraio è confermata, salvo sorprese dell’ultimo momento legate al meteo o a problemi tecnici.
Tra Houston e Cape Canaveral si respira una tensione controllata. I volti degli astronauti – dietro mascherine e con saluti a distanza – raccontano la responsabilità di chi si prepara a scrivere una nuova pagina dell’esplorazione spaziale americana.
