Crescita in vista: +2% per i dirigenti privati nel 2025 secondo Manageritalia

Crescita in vista: +2% per i dirigenti privati nel 2025 secondo Manageritalia

Crescita in vista: +2% per i dirigenti privati nel 2025 secondo Manageritalia

Matteo Rigamonti

Gennaio 28, 2026

Milano, 28 gennaio 2026 – Nel 2025, secondo le stime di Manageritalia basate sui dati interni e sulle ultime rilevazioni Inps 2024, per la prima volta in Italia il numero dei dirigenti privati ha superato quota 134mila. Cresce anche la presenza femminile: le donne dirigenti ora rappresentano il 23%, un record storico. Un segnale chiaro di un cambiamento lento ma costante nel mondo manageriale italiano.

Dirigenti privati in aumento, ma l’Italia resta indietro

Nel dettaglio, nel 2025 i dirigenti privati nel terziario sono cresciuti del 3,2%, mentre su tutti i settori privati l’aumento è stato del 2%. Un trend che si inserisce in un quadro più ampio: dal 2008 a oggi, i dirigenti privati sono saliti del 12,4%, con il terziario che ha fatto un vero balzo del 53%. Eppure, nonostante questi numeri, l’Italia resta indietro rispetto ai principali paesi europei. Il rapporto è di 0,9 dirigenti ogni cento dipendenti nel settore privato, contro i 2-3 di Germania, Francia e Spagna.

Il vero problema, spiegano gli esperti di Manageritalia, è la scarsa managerialità nelle piccole e medie imprese (Pmi). Solo il 30% delle imprese familiari italiane si affida a manager esterni, mentre nei paesi più avanzati la quota arriva all’80%. Un divario che non è solo organizzativo, ma anche culturale. “I dati confermano una crescita positiva per la dirigenza privata italiana, soprattutto per le donne”, dice Marco Ballarè, presidente di Manageritalia. “Ma il gap strutturale resta. La vera sfida è far entrare più manager nelle nostre Pmi”.

Donne dirigenti: cresce la presenza, ma il divario persiste

Il dato sulle donne dirigenti è un altro segnale importante. Nel 2023 erano il 21,9%, nel 2024 sono salite al 22,7%, fino ad arrivare al 23% nel 2025. Un passo avanti, ma ancora troppo lento per colmare il divario di genere ai vertici. “Non è solo una questione di numeri, ma di mentalità. Oggi più che mai serve un cambio culturale per crescere, innovare e competere”, aggiunge Ballarè.

Secondo Manageritalia, la presenza femminile ai vertici è più forte nel terziario – il settore che spinge la crescita dei dirigenti – ma rimane marginale in settori tradizionalmente maschili come industria e costruzioni. Le testimonianze raccolte dalle manager raccontano di una strada ancora in salita: “Serve un cambio di mentalità nelle aziende e nelle famiglie”, ha detto una dirigente milanese durante un recente incontro.

Le Pmi, cuore fragile della managerialità italiana

Il confronto con l’Europa mette in luce un punto debole. In Italia, la maggior parte delle imprese è a conduzione familiare e fatica ad aprirsi a manager esterni. Questo blocca innovazione e crescita. Ballarè sottolinea: “Per aumentare innovazione, produttività e salari bisogna puntare su settori a alto valore aggiunto e servono più manager”.

Manageritalia insiste sull’importanza di promuovere competenze, cultura manageriale e inclusione come leve fondamentali per lo sviluppo del paese. E non solo: “Sono fattori chiave anche per dare spazio e futuro ai giovani e alle loro capacità”, conclude Ballarè.

Uno sguardo al futuro

Il quadro che emerge racconta un’Italia in movimento, ma ancora lontana dagli standard europei. Superare i 134mila dirigenti privati e aumentare le donne ai vertici sono segnali incoraggianti. Ma – dicono gli esperti – solo una vera svolta culturale nelle Pmi potrà chiudere il divario con gli altri paesi europei.

Le sfide future riguardano la capacità delle imprese italiane di attrarre talenti manageriali e valorizzare la diversità. Servirà tempo, investimenti e apertura al cambiamento. Intanto, tra le associazioni di categoria e le aziende, cresce la consapevolezza: senza managerialità non c’è crescita che tenga.