Milano, 28 gennaio 2026 – A poco più di un mese dal riconoscimento Unesco, la cucina italiana è tornata sotto i riflettori, con un’attenzione nuova che arriva da fuori e che spinge a riflettere anche dentro i confini nazionali. Dal 10 dicembre 2025, giorno in cui l’Unesco ha inserito la cucina italiana nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, chef e addetti ai lavori stanno iniziando a vedere i primi segnali di questo importante traguardo. Da Bergamo a Roma, fino a Licata, chi vive ogni giorno questa tradizione racconta un cambiamento fatto di orgoglio, responsabilità e sfide da affrontare.
Un riconoscimento che dà la spinta giusta
Nel cuore della provincia di Bergamo, al ristorante Da Vittorio di Brusaporto, gli chef Enrico e Roberto Cerea si interrogano su cosa significa davvero questo riconoscimento Unesco. “Entrare tra i patrimoni immateriali dell’Unesco conferma che la cucina non è solo cibo, ma un modo di vivere e di essere”, spiegano i fratelli Cerea, che guidano uno dei ristoranti più famosi d’Italia, premiato con tre stelle Michelin. Per loro, non si tratta solo di raccontare il territorio o di usare ingredienti di qualità: “È anche un modo di fare le cose, fatto di gesti semplici e cura, che mette al centro il piacere di stare insieme”.
I Cerea vedono nel riconoscimento un vero e proprio motore per il settore, capace di spingere verso crescita e novità. “Il nostro Paese ne trarrà vantaggio se tutti sapranno tenere alto il livello”, aggiungono. Non conta solo il gusto, ma anche l’esperienza e l’emozione: aspetti che, secondo loro, oggi cercano con più forza sia gli italiani che i turisti.
Tradizione da proteggere, aspettative da capire
A Roma, nel quartiere Trastevere, lo chef Simone Panella osserva con calma i primi segnali dopo la proclamazione. All’Antica Pesa, locale storico della sua famiglia da oltre un secolo, Panella ammette che “è ancora presto per capire davvero l’effetto”, soprattutto in un periodo dell’anno meno vivace per i ristoranti. Però qualcosa si muove: “Qualche turista ha fatto commenti, si è parlato del riconoscimento”, racconta.
Per Panella la vera sfida sarà vedere se questa tutela servirà davvero a proteggere la tradizione culinaria italiana e i suoi prodotti autentici, dentro e fuori l’Italia. “Ci serve più protezione contro le imitazioni”, riconosce. L’effetto positivo non riguarderà solo i ristoranti: “Sicuramente darà una mano anche a tutto l’indotto enogastronomico”. Ma ci vuole pazienza: “Serve più tempo per tirare le somme e capire i risultati concreti. Aspettiamo.”
Il cuoco, custode di storie e sapori
In Sicilia, a Licata, lo chef Pino Cuttaia riflette sul nuovo ruolo del cuoco dopo il riconoscimento Unesco. Nel suo ristorante La Madia, due stelle Michelin, Cuttaia nota che tra colleghi e clienti il discorso è sempre più presente. “Gli stranieri lo sanno, ma spesso non capiscono fino in fondo cosa significa”, dice. Qui entra in gioco il cuoco come ambasciatore: “Oggi possiamo raccontarlo con più forza e autorevolezza”.
Cuttaia paragona il cuoco a una “mamma contemporanea”, una figura che tiene in vita tradizioni che altrimenti rischierebbero di sparire. “In quel piatto c’è una storia di identità”, spiega. Che si tratti di una zuppa di ceci in terracotta o in porcellana Ginori, dentro resta sempre la tradizione. “Siamo più consapevoli del valore della filiera e dobbiamo esserne orgogliosi”, aggiunge. Il riconoscimento Unesco ha rafforzato questa idea: “Il cuoco diventa il custode della tradizione”.
Tra tradizione e innovazione: la sfida di ogni giorno
Se da una parte il riconoscimento Unesco ha portato entusiasmo e orgoglio, dall’altra ha acceso i riflettori sulla necessità di mantenere alta la qualità e l’autenticità della cucina italiana. Tutti gli chef ascoltati sono d’accordo: innovare senza tradire le radici è la sfida più grande. Solo così – unendo piatti tradizionali e nuove idee – la cucina italiana potrà restare un punto di riferimento nel mondo.
Nel frattempo, tra tavole imbandite e cucine in fermento, il dibattito va avanti. E la cucina italiana – ora patrimonio dell’umanità – è pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua storia.
