Dollaro in crescita: euro scivola a 1,1994 con un calo dello 0,40%

Dollaro in crescita: euro scivola a 1,1994 con un calo dello 0,40%

Dollaro in crescita: euro scivola a 1,1994 con un calo dello 0,40%

Giada Liguori

Gennaio 28, 2026

Milano, 28 gennaio 2026 – Il dollaro ha iniziato la settimana con un leggero rialzo sui mercati valutari, mentre l’euro è scivolato fino a 1,1994 dollari, in calo dello 0,40%. La moneta americana ha guadagnato terreno anche contro lo yen giapponese, toccando quota 152,59 (+0,25%). A spingere questi movimenti, secondo gli operatori sentiti stamattina, sono le aspettative sulle mosse delle banche centrali e una generale prudenza da parte degli investitori.

Dollaro in ripresa: cosa c’è dietro

La giornata sui mercati valutari è partita all’insegna dell’attesa. Gli investitori tengono d’occhio la Federal Reserve, che tra due giorni si riunirà a Washington. “Il mercato si aspetta che la Fed mantenga un approccio prudente sui tassi”, ha detto stamattina un analista di una banca milanese. Solo allora si capirà se il ciclo di rialzi è finito o se ci saranno nuovi aumenti.

Nel frattempo, l’euro ha perso terreno rispetto al dollaro, scendendo sotto la soglia di 1,20 e raggiungendo i minimi delle ultime tre settimane. A pesare sono anche i dati macroeconomici dell’area euro, con una crescita ancora debole e l’inflazione lontana dagli obiettivi della Banca centrale europea, secondo alcuni operatori di Londra.

Banconote sotto la lente: banche centrali al centro dell’attenzione

La settimana sarà piena di appuntamenti importanti. Oltre alla Fed, anche la Banca centrale europea è attesa nei prossimi giorni per fornire nuovi segnali sulla politica monetaria. “I mercati vogliono capire quando partiranno i primi tagli ai tassi”, ha confidato un trader di Piazza Affari. Per ora, però, regna la prudenza.

Il rafforzamento del dollaro si è fatto sentire anche contro lo yen, con il cambio che ha superato 152, un livello che ricorda gli scambi di fine novembre, quando le tensioni geopolitiche avevano spinto gli investitori verso asset più sicuri. Stavolta, però, il motivo sembra legato più alle mosse delle banche centrali che a fattori esterni.

Cosa significa per le imprese

Per le aziende italiane che esportano negli Stati Uniti, un dollaro più forte può essere un vantaggio. “Con questo cambio possiamo permetterci di essere più aggressivi sui prezzi”, spiega il responsabile export di una media impresa lombarda nel settore meccanico. Ma la volatilità resta alta e molti preferiscono proteggersi dal rischio cambio con strumenti finanziari specifici.

Chi invece importa materie prime o prodotti dagli Stati Uniti si trova ad affrontare costi più alti. “Rivediamo i listini quasi ogni mese”, ammette il direttore acquisti di una società farmaceutica di Torino. Una situazione che richiede decisioni rapide e una gestione attenta dei flussi di cassa.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Secondo le prime stime degli operatori, il cambio euro-dollaro potrebbe rimanere instabile fino all’uscita dei dati sull’inflazione americana prevista per venerdì. Solo dopo si potrà avere un quadro più chiaro sulle intenzioni della Fed e sulle possibili risposte della BCE.

Intanto, tutti guardano con attenzione alle parole dei banchieri centrali e ai dati che arriveranno da entrambe le sponde dell’Atlantico. “Il mercato è nervoso, basta poco per cambiare rotta”, osserva un gestore di fondi milanese poco dopo l’apertura delle contrattazioni.

In sintesi, la giornata è partita con un dollaro in recupero, un euro in calo e uno yen in perdita. Gli operatori restano cauti e attendono nuovi segnali dalle banche centrali per decidere i prossimi passi sui mercati valutari.