Due agenti federali coinvolti nella sparatoria di Pretti a Minneapolis: cosa è successo davvero?

Due agenti federali coinvolti nella sparatoria di Pretti a Minneapolis: cosa è successo davvero?

Due agenti federali coinvolti nella sparatoria di Pretti a Minneapolis: cosa è successo davvero?

Matteo Rigamonti

Gennaio 28, 2026

Minneapolis, 28 gennaio 2026 – Due agenti federali hanno sparato a Alex Pretti sabato scorso a Minneapolis, uccidendolo durante un’operazione di polizia. A rivelarlo è un rapporto preliminare del Dipartimento della Sicurezza Interna, visionato dalla CNN, che getta nuova luce su una vicenda già piena di dubbi e polemiche. Nel documento si legge che la sparatoria è avvenuta mentre altri agenti cercavano di bloccare Pretti a terra, dopo che uno di loro aveva urlato più volte: “Ha una pistola”.

Sparatoria a Minneapolis: cosa dice il rapporto federale

Il rapporto, firmato dagli investigatori della Customs and Border Protection, è la prima ricostruzione ufficiale dei fatti. L’intervento è scattato intorno alle 15.40 di sabato, in un quartiere residenziale di Minneapolis. Qui Pretti – 32 anni, cittadino americano di origini italiane – era stato individuato dopo una segnalazione. Nel documento si racconta che tutto è precipitato in pochi secondi: “Uno degli agenti ha gridato più volte ‘Ha una pistola’, mentre i colleghi provavano a bloccare Pretti a terra”.

Solo allora due agenti hanno estratto le pistole e sparato. I colpi hanno colpito Pretti al torace e all’addome. È stato soccorso dai paramedici sul posto, ma è morto poco dopo l’arrivo in ospedale. La polizia locale ha confermato che sulla scena sono state trovate sia le armi degli agenti sia una pistola, che secondo la prima ricostruzione sarebbe di Pretti.

La reazione della comunità e le indagini in corso

L’episodio ha scatenato subito reazioni nella comunità di Minneapolis, già segnata da tensioni tra cittadini e polizia negli ultimi anni. Domenica pomeriggio una cinquantina di persone si sono radunate davanti alla sede del dipartimento di polizia per chiedere chiarezza. “Vogliamo sapere cosa è successo davvero”, ha detto al megafono Sarah Gomez, una delle organizzatrici, residente proprio nel quartiere.

Il Dipartimento della Sicurezza Interna ha spiegato che le indagini vanno avanti e che saranno ascoltati tutti i testimoni presenti. “Ogni uso della forza letale viene esaminato con la massima attenzione”, ha dichiarato un portavoce federale. Gli agenti coinvolti sono stati sospesi dal servizio, come previsto dalle regole.

Minneapolis, una città sotto tensione

Minneapolis non è nuova a episodi di questo tipo. Negli ultimi cinque anni la città è stata al centro di proteste e richieste di riforma dopo casi simili. Il nome di Alex Pretti si aggiunge a una lista che include anche quello di George Floyd, la cui morte nel 2020 aveva scosso il mondo.

Fonti interne alla polizia raccontano che Pretti era noto per piccoli reati contro il patrimonio. Ma non è ancora chiaro il motivo preciso dell’intervento di sabato. “Stiamo cercando di ricostruire ogni passo”, ha detto il capo della polizia locale, Mark Henderson.

Cosa succederà ora

Nei prossimi giorni sono previsti nuovi sviluppi. La Customs and Border Protection dovrà consegnare un rapporto più dettagliato al Congresso entro metà febbraio. Intanto, la famiglia di Pretti – raggiunta dai giornalisti domenica sera – ha chiesto rispetto e chiarezza: “Vogliamo solo la verità”, ha detto il fratello maggiore, Marco Pretti.

La vicenda resta sotto la lente dei media nazionali. Gli investigatori stanno analizzando i video delle bodycam e raccogliendo testimonianze. Solo l’esito dell’inchiesta potrà dire se l’uso delle armi fosse giustificato o se emergano altre responsabilità. Nel frattempo, Minneapolis aspetta risposte su quanto è successo sabato pomeriggio in una strada qualunque della città.