Ghiaccio marino in Antartide: come i cicli solari ne influenzano la stabilità

Ghiaccio marino in Antartide: come i cicli solari ne influenzano la stabilità

Ghiaccio marino in Antartide: come i cicli solari ne influenzano la stabilità

Matteo Rigamonti

Gennaio 28, 2026

Bologna, 28 gennaio 2026 – La rottura del ghiaccio marino costiero in Antartide non segue soltanto le stagioni. Dietro questo fenomeno ci sono cicli molto più lunghi, legati all’attività del Sole. Lo rivela uno studio internazionale guidato dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Cnr-Isp), pubblicato oggi su Nature Communications. La ricerca, supportata dal Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra), ha coinvolto anche le università di Trieste, Pisa, Napoli ‘Parthenope’, Bonn, Cambridge, Plymouth e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) di Trieste.

Antartide, il ghiaccio marino segue i ritmi del Sole

Il team guidato da Tommaso Tesi ha raccolto dati nel Mare di Ross, nell’insenatura di Edisto, a nord della Terra Vittoria. «Abbiamo preso carote sedimentarie dal fondale», spiega Tesi, «e le abbiamo analizzate fino al dettaglio submillimetrico, incrociando dati chimici sui biomarcatori con lo studio delle diatomee, le microalghe tipiche di questi ambienti». Un lavoro lungo, portato avanti tra laboratori italiani e stranieri.

Grazie a questo approccio, il gruppo è riuscito a ricostruire la variabilità del ghiaccio marino costiero negli ultimi 3.700 anni. Un arco temporale ben più ampio rispetto alle osservazioni satellitari, che coprono solo gli ultimi decenni. «Solo così abbiamo scoperto che la rottura del ghiaccio non segue un ritmo annuale», continua Tesi, «ma si muove su cicli di circa 90 e 240 anni».

Il Sole detta il tempo del ghiaccio

Lo studio mostra chiaramente che questi cicli sono allineati con l’attività solare. Quando il Sole è più o meno attivo, cambia anche il modo in cui si forma e si rompe il ghiaccio marino in Antartide. Una scoperta che apre nuove strade per capire come si muovono i cambiamenti climatici nelle zone polari.

Tra il 2018 e il 2022, decine di ricercatori e tecnici hanno partecipato alle spedizioni. Le analisi sono state fatte sia nei laboratori del Cnr-Isp a Bologna, sia nelle università coinvolte. «Abbiamo unito dati geochimici e biologici», spiega Tesi, «per ricostruire con precisione cosa succedeva al ghiaccio nel passato».

Clima globale, un pezzo del puzzle in più

Collegare il ghiaccio marino antartico ai cicli solari può cambiare il modo in cui guardiamo al clima mondiale. Il ghiaccio marino ha un ruolo fondamentale nel regolare la temperatura del pianeta e il movimento delle correnti oceaniche. Le sue variazioni possono influire ben oltre i confini dell’Antartide.

«Questi risultati ci aiutano a capire meglio come funzionano i sistemi climatici su scale di secoli», osserva Tesi. «Non possiamo più vedere il ghiaccio marino solo come un fenomeno stagionale o legato alle temperature dell’aria». L’attività solare, insomma, deve entrare nei modelli climatici.

Uno sguardo lontano nel tempo

L’analisi combinata di biomarcatori chimici e microfossili come le diatomee è una novità per gli studi sul clima antico in Antartide. «Ci ha permesso di andare molto più indietro nel tempo», spiega Tesi, «superando i limiti delle immagini satellitari». Le carote sedimentarie dal Mare di Ross hanno raccontato una cronologia precisa degli eventi legati alla rottura del ghiaccio.

I ricercatori puntano ora a usare questo metodo anche in altre zone polari, per capire meglio i cambiamenti climatici passati e futuri. Il prossimo passo sarà mettere a confronto questi dati con altre serie storiche e modelli climatici globali.

Un lavoro di squadra internazionale che guarda avanti

Lo studio è frutto della collaborazione tra istituti italiani e stranieri: oltre al Cnr-Isp, hanno partecipato le università di Trieste, Pisa, Napoli ‘Parthenope’, Bonn, Cambridge, Plymouth e l’Ogs di Trieste. Il progetto è stato finanziato dal Pnra e da fondi europei per la ricerca polare.

«Lavorare in Antartide non è facile», ammette Tesi. «Le condizioni sono durissime e ogni spedizione richiede una preparazione attenta». Ma – conclude – «solo studi come questo ci danno davvero la misura di come sta cambiando il nostro pianeta».

La ricerca continuerà nei prossimi anni con nuove spedizioni nel Mare di Ross e in altre zone chiave dell’Antartide. L’obiettivo è chiaro: capire sempre meglio il ruolo dei cicli solari nella vita dei ghiacci polari e nei mutamenti climatici globali.