Inflazione inarrestabile: la ricchezza delle famiglie italiane scende del 5% rispetto al 2021

Inflazione inarrestabile: la ricchezza delle famiglie italiane scende del 5% rispetto al 2021

Inflazione inarrestabile: la ricchezza delle famiglie italiane scende del 5% rispetto al 2021

Giada Liguori

Gennaio 28, 2026

Milano, 28 gennaio 2026 – A fine 2024, secondo i dati appena pubblicati dall’Istat, la ricchezza netta delle famiglie italiane ha toccato quota 11.732 miliardi di euro. Un aumento del 2,8% a prezzi correnti rispetto al 2023. Però, se si torna indietro di qualche anno e si considera l’inflazione che ha colpito duro nel 2022, il quadro cambia. A prezzi costanti, la ricchezza resta ancora oltre il 5% sotto i livelli del 2021. Insomma, la ripresa c’è, ma non basta ancora a recuperare il terreno perso con la corsa dei prezzi.

La crescita che poggia sul mattone

Nel dettaglio, l’aumento delle attività non finanziarie nel 2024 – +1,9% a prezzi correnti – è stato spinto soprattutto dal settore immobiliare. Le abitazioni hanno visto una crescita per il terzo anno di fila. È un segnale chiaro: la casa resta il fulcro del patrimonio delle famiglie italiane. “Il valore degli immobili è ancora il pilastro della ricchezza privata”, commenta un analista Istat, che sottolinea come la domanda di case sia rimasta forte nonostante l’aumento dei tassi d’interesse.

Attività finanziarie: un rimbalzo in corso

Parallelamente, il valore delle attività finanziarie è salito del 3,6% rispetto all’anno precedente. Dietro a questo c’è sia la ripresa dei mercati azionari sia una maggiore voglia di risparmiare da parte delle famiglie. “Dopo anni difficili, molte persone hanno scelto strumenti più vari e diversificati”, spiega un consulente finanziario di Milano. In media, la ricchezza netta pro capite si aggira intorno ai 199mila euro. Ma dietro questa media si nascondono grandi differenze, sia tra territori che tra fasce sociali.

Inflazione e potere d’acquisto: il problema resta

Nonostante i numeri in crescita, il confronto con il 2021 è impietoso. L’inflazione del 2022, alimentata dai rincari di energia e cibo, ha mangiato il potere d’acquisto e abbassato il valore reale dei patrimoni. “A prezzi costanti siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi”, ammette un economista della Bocconi. Solo quando l’inflazione si calmerà davvero, si potrà parlare di recupero pieno. Per ora, molte famiglie sentono ancora il peso degli aumenti su beni e servizi di prima necessità.

Nord-Sud, un divario che resta

Le prime analisi territoriali mostrano come la ricchezza netta pro capite sia più alta nel Nord rispetto al Sud. In Lombardia e Veneto si superano i 220mila euro per abitante, mentre in Calabria e Sicilia si resta sotto i 120mila. “Il divario territoriale è ancora molto marcato”, spiega un ricercatore Istat. Ma anche nelle regioni più ricche non mancano segnali di difficoltà: i giovani faticano a mettere da parte risparmi e spesso restano fuori dal mercato immobiliare.

Cosa ci aspetta nel 2025

Guardando avanti, gli esperti invitano a non abbassare la guardia. L’andamento dei tassi d’interesse, le tensioni geopolitiche e l’andamento dei salari potrebbero frenare la crescita della ricchezza nei prossimi mesi. “Molto dipenderà dalla stabilità dei mercati e dalla capacità delle famiglie di adattarsi”, dice un gestore patrimoniale romano. Nel frattempo, l’Istat continuerà a seguire l’andamento del patrimonio privato, con un occhio di riguardo alle famiglie più fragili.

In sintesi: anche se la ricchezza nominale delle famiglie italiane è tornata a salire nel 2024, la strada per una piena ripresa è ancora lunga. La fotografia scattata oggi dall’Istat racconta un Paese dove il patrimonio c’è, ma non è distribuito allo stesso modo per tutti.