Milano, 28 gennaio 2026 – La ricchezza netta delle famiglie italiane ha toccato quota 11.732 miliardi di euro a fine 2024, segnando un +2,8% rispetto all’anno prima, sempre a prezzi correnti. A dirlo è l’Istat, che oggi ha diffuso i numeri aggiornati sul patrimonio delle famiglie e sulla fiducia di consumatori e imprese. Ma se si guarda ai prezzi fissi, il valore resta ancora più di un 5% sotto quello del 2021, un effetto diretto della forte inflazione che ha investito il Paese nel 2022.
Ricchezza in crescita, ma l’inflazione pesa ancora
Secondo l’Istat, la spinta alla crescita della ricchezza delle famiglie arriva soprattutto dalle attività non finanziarie, con un ruolo di primo piano per le abitazioni. Per il terzo anno di fila, il valore degli immobili di proprietà è salito in modo deciso, portando a un aumento dell’1,9% delle attività non finanziarie nel 2024 rispetto al 2023. Un segno della tenuta del mercato immobiliare, soprattutto nelle grandi città come Milano e Roma, dove la domanda di case resta alta.
Sul fronte delle attività finanziarie, invece, l’aumento è stato più netto: +3,6% nell’ultimo anno. Nonostante le oscillazioni e qualche momento di incertezza sui mercati, le famiglie hanno continuato a puntare su depositi bancari, titoli di Stato e altri strumenti finanziari. Eppure, rispetto al 2021 – quando la ricchezza netta era più alta a prezzi costanti – si vede chiaramente come l’inflazione abbia eroso una parte del potere d’acquisto accumulato negli anni passati.
Fiducia in leggero rialzo, ma resta prudenza
A gennaio 2026, l’indice di fiducia dei consumatori è salito da 96,6 a 96,8 punti. Un piccolo passo avanti, ma significativo dopo mesi di alti e bassi. L’Istat evidenzia come tra la gente ci sia più fiducia nell’andamento dell’economia nazionale e nelle prospettive future. Però, quando si parla della situazione personale e delle condizioni attuali, l’atteggiamento resta cauto. “C’è più ottimismo per il Paese che per la propria famiglia”, ha spiegato un analista dell’istituto.
Per le imprese, l’indice composito del clima di fiducia è salito da 96,6 a 97,6 punti. Il dato più positivo arriva dai servizi di mercato, dove l’indice è passato da 100,2 a 103,4, e dalla manifattura, che ha guadagnato qualche decimale, da 88,5 a 89,2. Segnali che indicano una ripresa della domanda interna e una maggiore stabilità in settori chiave dell’economia italiana.
Non mancano però segnali di incertezza. Nel settore delle costruzioni, la fiducia è calata da 101,0 a 99,8 punti. Nel commercio al dettaglio il calo è stato più marcato: da 106,9 a 102,5 punti. Secondo alcuni operatori, pesa la riduzione dei consumi degli ultimi mesi e la prudenza delle famiglie quando si tratta di fare nuove spese.
Un’Italia tra ripresa e fragilità
Il quadro che esce dai dati Istat è quello di un’Italia che cerca di rafforzare la ripresa dopo anni duri, segnati dalla pandemia e dall’inflazione. La crescita della ricchezza netta e i segnali di fiducia sono una base da cui partire, ma restano punti deboli: il potere d’acquisto non ha ancora raggiunto i livelli pre-2022 e alcune categorie – come i piccoli commercianti e chi lavora nelle costruzioni – continuano a incontrare difficoltà.
“Si vede la ripresa, ma non arriva per tutti allo stesso modo”, racconta un imprenditore milanese dei servizi. “Le famiglie sono più attente, le imprese devono ancora fare i conti con costi alti”. Solo nei prossimi mesi si capirà se questa tendenza positiva si confermerà o se prevarranno le incognite legate alla situazione internazionale e all’andamento dei prezzi.
Intanto, gli esperti invitano a non abbassare la guardia: “I dati sono incoraggianti – spiega un economista dell’Università Bocconi – ma serve stabilità per rinforzare la fiducia e sostenere i consumi”. In attesa dei prossimi indicatori macroeconomici, il Paese procede tra speranze di ripresa e la consapevolezza che la strada verso una crescita solida è ancora lunga.
