Napoleone: il 2026, un anno di sfide e opportunità per il Made in Italy

Napoleone: il 2026, un anno di sfide e opportunità per il Made in Italy

Napoleone: il 2026, un anno di sfide e opportunità per il Made in Italy

Matteo Rigamonti

Gennaio 28, 2026

Milano, 28 gennaio 2026 – L’industria manifatturiera italiana apre il 2026 tra dubbi e qualche spiraglio di crescita. A dirlo è Raffaello Napoleone, presidente di It-ex, l’associazione che riunisce le principali fiere italiane con respiro internazionale. In un’intervista ad Adnkronos/Labitalia, Napoleone ha raccontato di un anno che, fin da gennaio, si presenta “ancora difficile”, ma con opportunità reali per chi saprà coglierle.

Manifattura italiana: tra ostacoli e speranze

Napoleone parla di una situazione “complessa”, con tanti fattori che pesano sulle imprese. Ma non manca la fiducia. Tra l’andamento delle Borse e la “voglia di fare” degli imprenditori, si intravedono segnali positivi. “C’è la volontà di reagire”, spiega il presidente di It-ex, “e questo apre la strada a possibilità concrete di crescita”. Tra i mercati più promettenti spicca il Mercosur, il mercato comune dell’America Latina, visto come un’opportunità importante per il made in Italy nei prossimi mesi.

Fiere italiane, il cuore dell’export

Le fiere italiane restano un passaggio fondamentale per rafforzare la presenza all’estero. “Sono il luogo d’incontro tra chi offre e chi cerca, soprattutto in un mondo che cambia in fretta”, dice Napoleone. Nel 2025, secondo i dati di It-ex, le fiere internazionali italiane hanno generato più di 12 miliardi di euro di fatturato diretto e indiretto per le aziende partecipanti.

Mercosur e nuovi orizzonti per il made in Italy

L’apertura verso il Mercosur – Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – è vista dagli operatori come una delle vie più interessanti per far crescere la presenza dei prodotti italiani. “Sono mercati dinamici, con una classe media in aumento e una domanda che punta sempre più alla qualità”, spiega Napoleone. I dati Istat confermano: nel 2025 l’export italiano verso il Mercosur è salito del 7%, spinto soprattutto da meccanica, agroalimentare e moda.

Imprese italiane: resistere e innovare

Nonostante l’inflazione e le tensioni geopolitiche, molte aziende italiane puntano su innovazione e diversificazione dei mercati. “Adattarsi è da sempre una forza del nostro sistema produttivo”, sottolinea Napoleone. Un esempio concreto arriva dal distretto tessile di Prato, dove diverse aziende hanno stretto accordi con partner sudamericani, proprio grazie ai contatti presi nelle fiere internazionali del 2025.

Il 2026: prudenza, ma con fiducia

Per i prossimi mesi, il presidente di It-ex invita a stare con i piedi per terra, ma non nasconde una certa speranza: “Il quadro è complesso, questo è chiaro. Però ci sono segnali incoraggianti: la domanda internazionale regge, le imprese investono in tecnologia e formazione”. L’associazione stima per il 2026 una crescita del fatturato manifatturiero tra l’1,5% e il 2%, a patto di rafforzare i legami con i nuovi mercati e mantenere alta la competitività.

Made in Italy, un valore che continua a brillare

In chiusura, Napoleone ribadisce il valore del made in Italy nel mondo: “La nostra forza sta nella qualità, nella creatività e nella capacità di innovare senza dimenticare le nostre radici”. Solo così, dice, si potrà trasformare la crisi in rilancio. E il 2026, nonostante tutto, potrebbe riservare più di una sorpresa positiva a chi saprà guardare oltre le difficoltà.