Scoperta la mappa più dettagliata della materia oscura: un viaggio nell’ignoto

Scoperta la mappa più dettagliata della materia oscura: un viaggio nell'ignoto

Scoperta la mappa più dettagliata della materia oscura: un viaggio nell'ignoto

Giada Liguori

Gennaio 28, 2026

Roma, 28 gennaio 2026 – Un gruppo di ricercatori internazionali ha appena pubblicato sulla rivista Nature Astronomy la mappa più chiara e dettagliata mai realizzata della materia oscura, quella componente invisibile che, si stima, compone circa il 26% della materia nell’universo. Il risultato arriva dai dati raccolti dal telescopio spaziale James Webb, frutto della collaborazione tra le agenzie spaziali di Stati Uniti (Nasa), Europa (Esa) e Canada (Csa). Questo lavoro segna un passo avanti importante per capire come è fatta la struttura dell’universo. A guidare la ricerca è stata Diana Scognamiglio del California Institute of Technology (Caltech), con la partecipazione italiana di Greta Toni, dell’Università di Bologna e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

La mappa più nitida mai vista

“Questa è la mappa più grande e dettagliata della materia oscura che abbiamo ottenuto con Webb, ed è due volte più nitida di tutte quelle che avevamo finora”, ha spiegato Scognamiglio al telefono, in piena notte italiana. Fino a oggi, gli scienziati avevano solo immagini sfocate: “Ora riusciamo a vedere l’ossatura invisibile dell’universo con dettagli che non avremmo mai immaginato”, ha aggiunto. Il team ha studiato una porzione di cielo poco più grande del doppio della Luna piena, individuando circa 250mila galassie, alcune risalenti a più di 11 miliardi di anni fa.

Come si può vedere ciò che è invisibile

La materia oscura non emette né assorbe luce, quindi non si può osservare con i telescopi normali. Però si fa sentire con la sua gravità, che piega la luce proveniente dalle galassie lontane. Analizzando le piccole deformazioni nelle forme di tantissime galassie distanti – un metodo chiamato “lensing gravitazionale debole” – i ricercatori sono riusciti a ricostruire una mappa molto precisa della sua distribuzione. “Abbiamo lavorato su mesi di dati”, racconta Greta Toni, “e solo dopo un’analisi attenta sono comparse le strutture filamentose”.

Una rete invisibile che tiene insieme l’universo

La mappa mostra grandi ammassi di galassie, reti di filamenti di materia oscura – quei ponti scuri che collegano tutto – e gruppi di piccole galassie che si distribuiscono lungo queste strutture. Gavin Leroy, coautore dell’Università di Durham nel Regno Unito, spiega: “Questa mappa mette in luce il ruolo invisibile ma fondamentale della materia oscura, il vero architetto dell’universo, che organizza piano piano le strutture che vediamo con i nostri telescopi”. I dati rafforzano l’idea che la materia oscura abbia attirato la materia normale e aiutato la formazione delle prime galassie subito dopo il Big Bang.

L’Italia nel cuore del progetto e cosa ci aspetta

Il contributo italiano arriva da un gruppo guidato da Greta Toni, che lavora tra Bologna e l’Istituto Nazionale di Astrofisica. “È stato emozionante vedere come i dati del James Webb ci abbiano permesso di andare oltre i limiti delle osservazioni passate”, confida la ricercatrice. Il telescopio Webb, lanciato nel dicembre 2021, continua a fornire immagini e dati che stanno cambiando il modo di fare astrofisica. Gli scienziati sperano che questa nuova mappa dia indizi chiave per scoprire cosa sia davvero la materia oscura, uno dei grandi misteri della fisica moderna.

Un universo da scoprire, pezzo dopo pezzo

Oggi sappiamo che la materia ordinaria – quella di stelle, pianeti e tutto ciò che vediamo – è meno del 5% del totale dell’universo. Il resto è fatto di materia oscura e di energia oscura, ancora più misteriosa. “Abbiamo fatto un passo importante”, conclude Diana Scognamiglio, “ma ci aspettano ancora molte domande: capire la natura della materia oscura sarà la sfida più grande”. Nel frattempo, questa mappa offre agli astronomi uno strumento senza precedenti per esplorare l’universo invisibile, quello che tiene insieme tutto il resto.