Trump accusa i manifestanti anti-Ice di essere insurrezionalisti pagati e malati

Trump accusa i manifestanti anti-Ice di essere insurrezionalisti pagati e malati

Trump accusa i manifestanti anti-Ice di essere insurrezionalisti pagati e malati

Matteo Rigamonti

Gennaio 28, 2026

Des Moines, 28 gennaio 2026 – Durante un comizio in Iowa lunedì sera, Donald Trump non ha risparmiato dure parole contro i manifestanti anti-Ice di Minneapolis, bollati come “insurrezionalisti pagati” e “agitatori pagati”. Interrotto più volte da slogan e cartelli di protesta, l’ex presidente ha deciso di rispondere direttamente dal palco, davanti a una folla di sostenitori e telecamere accese. Il discorso, iniziato poco dopo le 19.30 locali, si è acceso subito quando alcuni giovani hanno alzato striscioni contro le politiche migratorie.

Trump: “Sono tutti agitatori pagati, non c’è altro”

“Li pagano, sono tutti agitatori pagati”, ha detto Trump rivolgendosi a chi era in sala e alle telecamere. “Li pagano per venire qui — e spesso non sanno nemmeno perché, quando li chiedi. ‘Perché sei qui? Non lo so’. Non hanno idea”, ha insistito mentre la sicurezza allontanava i manifestanti. Dietro le proteste, secondo lui, c’è una regia nascosta: “Sono insurrezionalisti pagati, davvero, in certi casi. Sono malati”, ha aggiunto, tra gli applausi.

Le sue parole sono arrivate dopo una serie di interruzioni che hanno costretto gli organizzatori a fermare il comizio per qualche minuto. Alcuni manifestanti, identificati come attivisti per i diritti dei migranti, hanno urlato slogan contro l’Immigration and Customs Enforcement (Ice) e mostrato cartelli con scritto “Abolish Ice”. La polizia è intervenuta subito per riportare la calma.

Minneapolis, la protesta contro l’Ice non si ferma

La tensione tra i fan di Trump e gli attivisti anti-Ice a Minneapolis è ormai una costante. Negli ultimi mesi le manifestazioni contro le politiche migratorie dell’amministrazione repubblicana si sono fatte più frequenti. Secondo fonti locali, i gruppi sono per lo più studenti universitari e membri di associazioni civili. Finora, però, nessuna prova ha confermato le accuse di “pagamenti” ai manifestanti. Chi organizza le proteste ha sempre negato di ricevere soldi da fuori.

“Non siamo pagati da nessuno. Siamo qui perché crediamo che le politiche di Trump siano ingiuste”, ha detto ieri sera una portavoce del collettivo Minnesota Immigrant Rights Action Committee, contattata dopo il comizio. “Le sue accuse non stanno in piedi, servono solo a mettere in cattiva luce chi si oppone”, ha aggiunto.

La mossa di Trump e il clima in Iowa

L’attacco ai manifestanti fa parte di una strategia che Trump porta avanti da mesi. L’ex presidente vuole rafforzare la sua base presentandosi come vittima di complotti orchestrati dall’establishment e da gruppi radicali. In Iowa, stato decisivo per le primarie repubblicane, il clima resta caldo: un sondaggio del Des Moines Register della scorsa settimana mostra che il 48% degli elettori repubblicani è favorevole a misure più dure contro le proteste pubbliche.

Durante il comizio Trump ha ribadito la necessità di “ripristinare l’ordine” e promesso nuove azioni contro chi disturba eventi politici. “Non lasceremo che pochi agitatori rovinino la democrazia americana”, ha detto, incassando una standing ovation.

Reazioni e polemiche infuocate

Le parole di Trump hanno subito scatenato reazioni contrastanti. Da un lato, i suoi sostenitori hanno rilanciato sui social le accuse agli “insurrezionalisti pagati”, chiedendo di indagare sulle fonti di finanziamento delle proteste. Dall’altro, esponenti democratici e associazioni per i diritti civili hanno condannato le dichiarazioni come un tentativo di criminalizzare chi protesta.

“Chiamare ‘malati’ cittadini che esercitano il diritto di protestare è gravissimo”, ha commentato la deputata democratica Ilhan Omar, eletta proprio in Minnesota. “Trump vuole solo spostare l’attenzione dai veri problemi del Paese”.

Libertà di espressione sotto i riflettori

Il caso riapre il dibattito sulla libertà di parola negli Stati Uniti. Secondo l’American Civil Liberties Union (ACLU), le proteste pacifiche sono protette dal Primo Emendamento e non si possono criminalizzare senza prove di reati. La questione resta aperta: mentre la campagna elettorale si fa più intensa, lo scontro tra piazza e palazzo sembra destinato a crescere.

In Iowa, la serata si è chiusa senza altri incidenti. Ma il clima resta teso. La prossima tappa di Trump sarà giovedì a Cedar Rapids, dove gli organizzatori temono nuove proteste. E la polemica sugli “agitatori pagati” promette di tenere banco ancora a lungo.