Minneapolis, 28 gennaio 2026 – Donald Trump ha annunciato ieri una “piccola de-escalation” in Minnesota, dopo che due manifestanti sono stati uccisi a Minneapolis da agenti federali. La decisione, data in un’intervista a Fox News, arriva in un momento di alta tensione nella città, che negli ultimi giorni è stata teatro di proteste e scontri con la polizia. “Non è una ritirata, ma un cambiamento”, ha detto l’ex presidente, spiegando le ragioni dietro la rimozione del comandante della Border Patrol Frank Bovino e la nomina di Tom Homan come nuovo responsabile delle operazioni federali sul territorio.
Trump cambia la guida federale a Minneapolis
La scelta di Trump di sostituire Bovino con Tom Homan, già soprannominato “lo zar delle frontiere”, nasce dalla necessità di “un approccio diverso” nella gestione della crisi. “Bovino è bravo, ma forse non è il più adatto per qui”, ha confidato il tycoon, lasciando intendere che la situazione a Minneapolis richiede una guida più esperta in momenti così tesi. La notizia della sostituzione è arrivata ieri sera, mentre in città continuavano veglie e manifestazioni in ricordo delle due vittime.
Secondo fonti della polizia, gli scontri sono esplosi nel quartiere di Powderhorn intorno alle 19:30 di domenica, quando un gruppo di manifestanti si è radunato davanti a una stazione federale. Gli agenti hanno sparato dopo che, secondo la loro versione, alcuni partecipanti avrebbero lanciato oggetti contundenti. Le indagini sono ancora in corso e non sono stati resi noti i nomi dei coinvolti.
Reazioni e clima in città
La notizia della de-escalation ha diviso i residenti di Minneapolis. Alcuni gruppi civici hanno accolto con favore il cambio alla guida federale, sperando in un approccio meno duro alle proteste. Altri invece restano scettici: “Non basta cambiare i nomi, serve un vero cambio di atteggiamento”, ha detto al telefono Lisa Hernandez, attivista locale. In centro, davanti al municipio, decine di persone si sono radunate con cartelli e candele accese. L’atmosfera resta tesa: la polizia mantiene un presidio fisso nei punti più caldi.
Il sindaco Jacob Frey ha chiesto “chiarezza e trasparenza” sulle responsabilità degli agenti federali coinvolti negli spari. “La comunità merita risposte rapide”, ha detto in una nota diffusa nella notte. Anche il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di avviare un’indagine indipendente.
Le parole di Trump e il quadro nazionale
Durante l’intervista a Fox News, Trump ha ribadito che la sua decisione non è una marcia indietro rispetto alla linea dura delle ultime settimane. “Non stiamo arretrando, stiamo solo cambiando strategia”, ha spiegato. Ha poi sottolineato che la sicurezza resta la priorità, ma “ogni situazione richiede strumenti diversi”. La nomina di Tom Homan – già direttore dell’ICE sotto la sua amministrazione – è letta come un segnale di continuità nella gestione dell’ordine pubblico.
A livello nazionale, la vicenda di Minneapolis si inserisce in un quadro più ampio di tensioni tra governo federale e autorità locali sulla gestione delle proteste. Negli ultimi mesi, diverse città americane hanno visto crescere il malcontento per l’uso della forza da parte degli agenti federali. Secondo dati del Dipartimento di Giustizia, solo nel 2025 si sono registrati oltre 120 episodi di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in tutto il Paese.
I prossimi passi e l’attesa per le indagini
Al momento non è chiaro se la de-escalation annunciata da Trump significherà un ritiro parziale degli agenti federali da Minneapolis o solo un cambio nelle modalità di intervento. Fonti vicine alla Casa Bianca parlano di una “fase di osservazione” nelle prossime 48 ore, per valutare l’effetto della nuova leadership sul campo.
Intanto la comunità locale aspetta risposte sulle responsabilità per la morte dei due manifestanti. Le famiglie delle vittime chiedono giustizia e trasparenza: “Vogliamo sapere cosa è successo davvero”, ha detto il fratello di una delle persone uccise davanti alle telecamere locali. La città resta sotto stretta osservazione, mentre si cerca una via d’uscita da una crisi che, almeno per ora, sembra lontana dal trovare una soluzione rapida.
