Bologna, 29 gennaio 2026 – Un cittadino russo di 36 anni è stato arrestato ieri mattina a Bologna dagli agenti dell’Antiterrorismo della Digos con l’accusa di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi. L’uomo era già stato fermato lo scorso giugno insieme a un connazionale, quando era stato trovato in possesso di documenti di viaggio contraffatti. La vicenda si è sviluppata nel cuore della città, dove negli ultimi mesi i controlli delle forze dell’ordine si sono fatti più serrati.
Mandato internazionale e accuse pesanti
Dopo quel primo fermo, la Procura della Repubblica di Bologna ha scavato più a fondo. È emerso che entrambi i cittadini russi erano ricercati con un mandato di arresto internazionale emesso dalla Russia, inserito nel sistema Interpol tramite una Red Notice. Le accuse sono gravi: legami con il gruppo terroristico Imarat Kavkaz e partecipazione a scontri armati in Siria, proprio durante gli anni in cui lo Stato Islamico era al suo apice.
Fonti investigative confermano che i due erano già noti in Russia per presunti contatti con ambienti estremisti. “Abbiamo seguito tutte le procedure della cooperazione internazionale”, ha detto un funzionario della Digos, “ma la situazione geopolitica attuale ha reso impossibile l’estradizione”.
Estradizione respinta dalla Corte d’Appello
La Corte d’Appello di Bologna ha rigettato la richiesta di estradizione avanzata da Mosca. La decisione tiene conto delle tensioni diplomatiche tra Unione Europea e Russia. Nel provvedimento si legge chiaramente: “Al momento non ci sono le condizioni per garantire i diritti fondamentali dei detenuti”.
La scelta ha diviso le opinioni. Le associazioni per i diritti umani hanno accolto con favore la tutela delle garanzie processuali. Dall’altra parte, fonti legate alla diplomazia russa hanno espresso “rammarico” per la mancata collaborazione.
Indagini sui dispositivi elettronici
Intanto la Procura di Bologna ha approfondito le indagini per falso documentale. Dall’analisi dei telefoni, computer e altri dispositivi sequestrati ai due uomini, gli investigatori sono riusciti a ricostruire una rete di contatti e spostamenti sospetti. Fonti giudiziarie parlano di nuovi elementi che hanno spinto all’emissione di una misura cautelare nei confronti del più giovane.
“Abbiamo raccolto prove solide”, ha spiegato un magistrato incaricato del caso, “grazie soprattutto ai dati estratti dai dispositivi sequestrati”. L’altro cittadino russo resta invece in carcere, condannato per violazione dell’articolo 497 bis comma 2 del codice penale, legato alla falsificazione di documenti.
Un caso che torna a far parlare di sicurezza
L’arresto del 36enne russo riporta in primo piano il tema della sicurezza internazionale e della possibile presenza in Italia di persone legate a organizzazioni terroristiche. A Bologna, la notizia ha fatto scattare l’allarme tra i residenti della zona dove è avvenuto il fermo. “Non pensavamo potesse succedere qui”, racconta una commerciante di via Marconi, “la polizia è stata discreta, ma si sentiva la tensione”.
Le indagini vanno avanti, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo. Gli inquirenti non escludono sviluppi nei prossimi giorni. Nel frattempo, il 36enne è trattenuto nella casa circondariale della Dozza, in attesa degli interrogatori.
Un caso che, pur riguardando Bologna, si inserisce nel quadro più ampio della lotta europea contro il terrorismo e la criminalità transnazionale.
