Pechino, 29 gennaio 2026 – Undici persone sono state giustiziate in Cina con l’accusa di aver partecipato a truffe telefoniche legate al Myanmar. L’esecuzione è avvenuta nella città di Wenzhou, nella provincia dello Zhejiang, ed è stata confermata nelle prime ore di oggi dall’agenzia ufficiale Xinhua. Tra i condannati ci sono anche “membri chiave” di gruppi criminali che, negli ultimi anni, hanno approfittato della vicinanza geografica e della debolezza delle istituzioni in Myanmar per mettere in piedi frodi su vasta scala ai danni dei cittadini cinesi.
Esecuzioni confermate: la Corte Suprema dà l’ok
Dopo mesi di processo, la vicenda si è chiusa con il via libera definitivo della Corte Suprema del Popolo, che in Cina deve autorizzare ogni pena capitale. Le autorità locali hanno sottolineato che il tribunale di Wenzhou ha rispettato tutte le procedure legali, evidenziando la gravità dei crimini contestati. Un funzionario della sicurezza pubblica, citato dalla stampa locale, ha detto: “Questo è un chiaro segnale contro le attività criminali che superano i confini nazionali”.
La notizia è arrivata a tarda mattinata con una breve nota di Xinhua. Si specifica che tra gli undici giustiziati ci sono figure di spicco delle reti criminali, ma non sono stati forniti dettagli su nomi, età o modalità dell’esecuzione. L’unica conferma è stata questa frase: “Le esecuzioni sono state eseguite dopo l’approvazione della Corte Suprema del Popolo”.
Truffe dal Myanmar: un problema in crescita
Negli ultimi anni la Cina ha intensificato la battaglia contro le truffe telefoniche e online nate in territori vicini, soprattutto in Myanmar. Fonti investigative raccontano che i gruppi criminali usano zone fuori controllo nel nord del Myanmar per allestire call center clandestini. Da lì, operatori spesso ingannati contattano cittadini cinesi, promettendo investimenti o vantaggi economici che non esistono.
Il fenomeno è cresciuto molto: solo nel 2025, il Ministero della Pubblica Sicurezza cinese ha registrato oltre 230mila casi di frodi legate a call center all’estero. “Le vittime sono spesso anziani o persone poco abituate alla tecnologia”, ha spiegato un portavoce del ministero in una recente conferenza stampa. Le perdite economiche superano i 10 miliardi di yuan ogni anno, secondo le stime ufficiali.
Pressioni diplomatiche e operazioni sul campo
La questione delle truffe transfrontaliere è diventata anche un tema caldo tra Pechino e Naypyidaw. Da mesi la Cina chiede al Myanmar più collaborazione per chiudere queste basi criminali. In alcune occasioni, le autorità cinesi hanno lavorato insieme alla polizia locale per arrestare sospetti e rimandare in patria i coinvolti.
“Non possiamo permettere che il nostro territorio venga usato per attività illegali”, ha detto un funzionario birmano durante un incontro bilaterale lo scorso dicembre. Ma la situazione resta complicata: in alcune zone del Myanmar il controllo dello Stato è debole e le milizie locali fanno un po’ quello che vogliono.
Pena di morte e reazioni dal mondo
Le esecuzioni hanno riacceso il dibattito sulla pena di morte in Cina, uno dei pochi Paesi che ancora la applica per molti reati, compresi quelli economici. Organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International criticano da tempo la mancanza di trasparenza nei processi e il poco chiarezza sui numeri delle esecuzioni.
Al momento non ci sono reazioni ufficiali dal Myanmar. Sui social cinesi, invece, molti utenti hanno applaudito la linea dura del governo. “Solo così si può fermare questa piaga”, si legge in diversi commenti su Weibo.
Un messaggio chiaro contro il crimine organizzato
Per Pechino, l’esecuzione degli undici è un messaggio diretto alle reti criminali attive lungo il confine sud-occidentale. “La sicurezza dei cittadini viene prima di tutto”, ha ribadito un funzionario della sicurezza pubblica. Resta però la domanda su come prevenire davvero il problema: secondo alcuni esperti, senza una maggiore collaborazione internazionale e interventi concreti nelle zone di confine, le truffe potrebbero continuare a diffondersi.
