Caracas, 29 gennaio 2026 – Nel mezzo delle crescenti tensioni politiche che scuotono il Venezuela, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha lanciato un messaggio chiaro agli esponenti dell’opposizione accusati di “estremismo”: “Restate a Washington”. Le sue parole, pronunciate ieri durante una cerimonia ufficiale trasmessa dalla televisione di Stato Vtv, hanno preso di mira – senza nominarla direttamente – la leader dell’opposizione María Corina Machado. Il clima resta rovente, mentre il governo cerca di rafforzare la propria posizione in vista delle prossime settimane.
Rodríguez sfida l’opposizione: “Chi ama il Venezuela torni, gli altri restino a Washington”
Durante la cerimonia al palazzo presidenziale di Miraflores, poco dopo le 11 del mattino, Delcy Rodríguez ha tracciato una linea netta. Da una parte, chi “ama davvero il Venezuela”; dall’altra, chi “vuole solo continuare a danneggiare e aggredire il popolo venezuelano”. Il riferimento, chiaro agli osservatori locali, era rivolto a María Corina Machado e ai suoi sostenitori. “Che tornino tutti quelli che vogliono bene al Paese – ha detto Rodríguez davanti a funzionari e militari – ma chi vuole continuare l’offensiva contro il Venezuela resti a Washington”.
La frase ha subito fatto il giro dei social venezuelani, scatenando il dibattito tra sostenitori del governo e oppositori. Secondo fonti vicine all’esecutivo, la presidente ad interim ha voluto lanciare un segnale di forza, dopo le recenti dichiarazioni di Machado, che nelle settimane scorse ha appoggiato l’intervento statunitense del 3 gennaio per catturare il presidente de facto Nicolás Maduro Moros.
Tensione alle stelle: governo e opposizione sempre più divisi
La situazione politica in Venezuela resta caldissima. Dopo il tentativo fallito degli Stati Uniti di arrestare Maduro all’inizio dell’anno, le accuse tra governo e opposizione sono diventate più pesanti. María Corina Machado, leader dell’ala più dura dell’opposizione, aveva definito “necessario” l’intervento internazionale per “porre fine all’usurpazione del potere”. Parole che, secondo Rodríguez, sono la prova dell’“estremismo” di una parte dell’opposizione.
“Non possiamo permettere che chi appoggia aggressioni straniere continui a danneggiare il nostro popolo”, ha detto la presidente ad interim davanti alle telecamere di Vtv. La cerimonia, durata meno di un’ora, si è svolta in un’atmosfera tesa ma controllata. Tra i presenti anche alcuni rappresentanti diplomatici di Russia e Cina, alleati strategici del governo venezuelano.
Silenzio di Machado, ma la base si mobilita
Finora, dalla leader dell’opposizione non sono arrivate risposte ufficiali. Fonti vicine a María Corina Machado dicono che la dirigente sta valutando se rispondere pubblicamente nelle prossime ore. Intanto, sui social si moltiplicano i messaggi di sostegno a Machado e agli oppositori in esilio. “Non ci faremo intimidire”, ha scritto su X (ex Twitter) uno dei portavoce della piattaforma Unità Democratica.
Dall’altra parte, i sostenitori del governo hanno ripreso le parole di Rodríguez come un segnale di “difesa della sovranità nazionale”. Nei quartieri centrali di Caracas, gruppi filogovernativi hanno organizzato presidi spontanei davanti alle sedi istituzionali. La tensione è palpabile anche nelle province occidentali, dove nelle ultime settimane si sono viste manifestazioni sia a favore sia contro il governo.
Venezuela in bilico: elezioni e incognite sul futuro
Il futuro politico del Venezuela resta avvolto nell’incertezza. Le elezioni presidenziali, previste per la seconda metà del 2026, si avvicinano tra dubbi e tensioni. La posizione degli Stati Uniti, che continuano a non riconoscere Maduro, complica ancora di più il quadro. Per molti analisti locali, le parole di Rodríguez sono un tentativo di rafforzare il fronte interno e isolare l’opposizione più radicale.
Resta da vedere se questa strategia basterà a fermare le spinte centrifughe o se invece farà esplodere nuove proteste. Per ora, Caracas osserva con attenzione ogni mossa dei protagonisti. E la sensazione, sia nei corridoi del potere che nelle strade polverose dei barrios, è che la partita sia tutt’altro che chiusa.
